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Fattura a Cliente Estero

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Fare una fattura a un cliente estero spaventa più di quanto dovrebbe. La buona notizia è che dal 2022 il processo è quasi identico a quello di una normale fattura elettronica italiana: si emette lo stesso file XML FatturaPA, lo si manda allo SDIe l'invio assolve da solo anche l'esterometro. Cambiano tre cose: il codice destinatario, il fatto che di norma l'IVA italiana non si applica e la natura dell'operazione da indicare. In questa guida vediamo gli scenari (UE, extra-UE, B2B, B2C), come si compila il documento e un esempio numerico completo.

In breve

  • Stessa fattura elettronica XML dei clienti italiani, ma con codice destinatario XXXXXXX (sette X).
  • L'invio allo SDI assolve da solo l'esterometro: niente più comunicazione trimestrale separata.
  • Di norma nessuna IVA italiana: si indica la natura dell'operazione (spesso N2.1 per servizi, N3.1 per esportazioni di beni).
  • Per il B2B UE verifica la partita IVA del cliente sul VIES: l'IVA la assolve lui in reverse charge.
  • La copia di cortesia in PDF va comunque inviata al cliente via email: lui non riceve nulla dallo SDI.

Cliente estero UE vs extra-UE vs B2B/B2C: gli scenari

Prima di compilare qualsiasi campo, devi capire in quale scenario ti trovi. La fattura a un cliente estero non è una sola cosa: cambia in base a dove si trova il cliente (Unione Europea o Paese extra-UE) e a chi è il cliente(un'impresa o un professionista con partita IVA — B2B — oppure un privato consumatore — B2C). Sono due domande, quattro combinazioni.

  • UE B2B:cliente con partita IVA in un altro Paese dell'Unione. È il caso più comune per chi vende servizi a società estere. L'IVA non si applica in Italia e la assolve il cliente nel suo Paese.
  • UE B2C:cliente privato in un altro Paese dell'Unione. Qui le regole cambiano: molti servizi restano con IVA italiana, mentre i servizi digitali seguono il regime OSS.
  • Extra-UE B2B:impresa o professionista in un Paese fuori dall'Unione (Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti e così via). Servizi generici fuori campo IVA per territorialità.
  • Extra-UE B2C:privato fuori dall'Unione. Va valutato caso per caso, di norma senza IVA italiana per i servizi generici.

La distinzione B2B/B2Cè decisiva: per questo, quando ricevi un nuovo incarico dall'estero, la prima domanda da fare al cliente è "hai una partita IVA e agisci come operatore economico?". Se sì, ti servirà anche il suo numero per la verifica sul VIES (l'archivio europeo dei soggetti abilitati alle operazioni intracomunitarie). Se è un privato, il trattamento sarà diverso.

Il codice destinatario XXXXXXX e l'invio allo SDI

Quando emetti una fattura elettronica a un cliente italiano, indichi il suo codice destinatario (sette caratteri) oppure la sua PEC: è l'indirizzo a cui lo SDI consegna il file. Un cliente estero, però, non ha né un codice SDI né una PEC italiana. Per questo si usa il codice convenzionale XXXXXXX, cioè sette volte la lettera X.

Nell'XML FatturaPA il codice XXXXXXX va nel campo CodiceDestinatario e si indica la nazionecorretta del cliente (per esempio FR, DE, ES per la UE; CH, GB, US per l'extra-UE) nel suo blocco anagrafico. Lo SDI riconosce così che il destinatario è estero e non tenta la consegna: il file viene comunque registrato e validato. È esattamente la stessa procedura che usi per una fattura nazionale, descritta nella guida su come fare la fattura elettronica, solo con il codice destinatario diverso. Se vuoi approfondire la logica del campo, leggi anche la guida al codice destinatario SDI.

Attenzione a un punto pratico spesso dimenticato: il cliente estero non riceve nulla dallo SDI. Lo SDI è un sistema italiano e il tuo cliente francese o americano non vi è collegato. Devi quindi inviargli tu, via email, la copia di cortesia in PDF della fattura, esattamente come faresti con un cliente che non usa la fatturazione elettronica. È quella la copia che lui userà per pagarti e per la sua contabilità.

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Esterometro: la comunicazione delle operazioni estere via SDI

L'esterometroè la comunicazione all'Agenzia delle Entrate delle operazioni di cessione e acquisto effettuate con soggetti non stabiliti in Italia. Fino a qualche anno fa era un adempimento separato e trimestrale: un secondo file da preparare e inviare oltre alle fatture. Oggi non più.

Dal 1° luglio 2022 l'esterometro si assolve trasmettendo i dati allo SDI nello stesso formato XML della fattura elettronica. In pratica:

  • Operazioni attive (tu vendi a un cliente estero): emetti la fattura elettronica con codice XXXXXXX. L'invio allo SDI vale già come comunicazione. Niente altro da fare.
  • Operazioni passive (tu compri da un fornitore estero): generi un documento di integrazione o autofattura con i tipi documento dedicati — ad esempio TD17 (integrazione/autofattura per acquisto servizi dall'estero), TD18 (integrazione per acquisto di beni intracomunitari) e TD19 (integrazione/autofattura per acquisto di beni ex art. 17 c. 2) — e lo trasmetti allo SDI.

Il risultato è che non esiste più un invio trimestrale a parte: se gestisci correttamente le fatture e le autofatture, l'esterometro è automatico. Le operazioni passive con l'estero richiedono spesso il meccanismo del reverse charge(integrazione dell'IVA da parte tua): se vuoi capire come funziona, leggi la guida al reverse charge in fattura.

Natura dell'operazione: N2.1, N3.1 e quando l'IVA non si applica

Sulle fatture estere, al posto dell'aliquota IVA, devi indicare la natura dell'operazione: un codice che spiega perchél'IVA italiana non si applica. Sceglierlo bene è la parte più delicata. I due codici che incontrerai più spesso sono:

  • N2.1 — operazioni non soggette a IVA per carenza del requisito di territorialità: tipicamente le prestazioni di servizi genericiverso soggetti passivi UE ed extra-UE (art. 7-ter DPR 633/72). L'operazione si considera effettuata nel Paese del cliente, non in Italia.
  • N3.1 — non imponibili: esportazioni: tipicamente le cessioni di beni che escono dal territorio dell'Unione verso un Paese extra-UE (art. 8 DPR 633/72).

Per le cessioni intracomunitarie di beni(vendi beni a un soggetto passivo di un altro Paese UE, con verifica VIES) si usa di norma un'altra natura della famiglia N3 (operazioni non imponibili). Il punto importante è che, in tutti questi casi, in fattura non c'è IVA italiana: compaiono l'imponibile, la natura dell'operazione e il riferimento normativo, spesso con una dicitura come "operazione non soggetta" o "inversione contabile" secondo il caso.

La scelta esatta del codice dipende dal tipo preciso di operazione e da dettagli che possono cambiare il trattamento. Per questo è una delle cose su cui conviene confrontarsi con il proprio commercialista, soprattutto le prime volte: un codice natura sbagliato è un errore facile da evitare ma fastidioso da correggere.

Servizi vs beni: la territorialità in breve

La distinzione tra beni e servizi non è un dettaglio formale: cambia la natura, i riferimenti normativi e gli adempimenti. La regola pratica è questa.

ScenarioCosa contaIVA italiana
Servizi generici B2B (UE o extra-UE)Paese del committente (art. 7-ter)No — natura N2.1
Cessione beni intra-UE B2BBene esce verso altro Paese UE + VIESNo — non imponibile (fam. N3)
Esportazione beni extra-UEBene esce dall'UnioneNo — non imponibile N3.1
Servizi a privato UE (B2C)Spesso Paese del prestatoreSpesso sì (salvo digitali → OSS)

Per i beni conta dove vanno fisicamente: una cessione intracomunitaria (verso un soggetto passivo UE con VIES valido) può comportare la presentazione dei modelli INTRASTAT, mentre un'esportazione extra-UE comporta gli adempimenti doganali. Per i servizi generici B2B, invece, l'operazione si tassa nel Paese del cliente: niente IVA italiana, natura N2.1 e reverse charge a carico del committente. Le regole specifiche per alcuni servizi (immobili, trasporti, eventi, servizi digitali) possono differire, quindi vale sempre il principio di prudenza: in caso di dubbio, verifica con il commercialista.

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Esempio: fattura a un cliente UE con partita IVA

Mettiamo il caso più frequente per un freelance italiano. Sei uno sviluppatore con partita IVA in regime ordinario e fatturi un progetto da 3.000 € a una società tedesca (B2B, UE) con partita IVA valida sul VIES. È una prestazione di servizi generici (art. 7-ter): si tassa in Germania, non in Italia.

La fattura si compila così:

  1. Verifica il VIES: controlli che la partita IVA tedesca del cliente sia valida e attiva. Solo allora la tratti come operazione B2B intracomunitaria.
  2. Imponibile: indichi 3.000,00 € come compenso.
  3. IVA: nessuna IVA italiana. Indichi la natura N2.1 (non soggetta per territorialità, art. 7-ter) con dicitura tipo "inversione contabile — reverse charge".
  4. Codice destinatario: XXXXXXX, nazione DE nel blocco anagrafico del cliente.
  5. Totale fattura: 3.000,00 €(l'IVA al 19% la assolve il cliente tedesco nel suo Paese con il reverse charge).
  6. Invio: trasmetti l'XML allo SDI (l'esterometro è assolto) e mandi la copia PDF al cliente via email.

Se al posto della società tedesca avessi un cliente extra-UE— per esempio un'agenzia statunitense — il servizio sarebbe comunque fuori campo IVA per territorialità (natura N2.1), con la nazione US e lo stesso codice XXXXXXX. Se invece esportassi beni fuori dall'Unione, useresti la natura N3.1 (esportazione non imponibile) e gestiresti la dogana. Lo schema di base resta lo stesso; cambiano natura e adempimenti collaterali.

Domande frequenti

Le risposte rapide ai dubbi più comuni sulla fattura a clienti esteri.

Come si fa una fattura a un cliente estero nel 2026?
Si emette la stessa fattura elettronica XML dei clienti italiani, ma con codice destinatario XXXXXXX e la nazione del cliente. La fattura passa dallo SDI, che assolve anche l'esterometro. Di norma l'IVA italiana non si applica e si indica la natura corretta (per esempio N2.1 o N3.1).
Cosa significa il codice destinatario XXXXXXX?
È il codice convenzionale di sette X da usare quando il cliente non è stabilito in Italia e non ha un codice SDI o una PEC italiana. Serve allo SDI per riconoscere il destinatario estero. La copia di cortesia in PDF va comunque inviata al cliente via email.
Devo ancora fare l'esterometro separatamente?
No. Dal 1° luglio 2022 l'esterometro si assolve trasmettendo i dati allo SDI nello stesso formato XML della fattura. Non c'è più un invio trimestrale separato: con le fatture attive (XXXXXXX) e i tipi documento per le operazioni passive (TD17, TD18, TD19) l'adempimento è automatico.
Quale natura uso per un cliente UE B2B?
Per i servizi generici a un soggetto passivo UE si usa di norma la natura N2.1 (non soggetta per territorialità, art. 7-ter): l'IVA la assolve il cliente nel suo Paese in reverse charge. La scelta precisa dipende dal tipo di operazione; in caso di dubbio conferma con il commercialista.
La fattura a un cliente extra-UE ha l'IVA?
In genere no. Le esportazioni di beni sono non imponibili (di norma N3.1) e i servizi generici a soggetti passivi extra-UE sono fuori campo IVA per territorialità (di norma N2.1). L'IVA italiana non si applica, ma il documento va emesso con riferimento normativo e natura corretti.
Qual è la differenza tra beni e servizi?
Per i beni conta dove vanno fisicamente (cessione intra-UE con VIES o esportazione extra-UE, entrambe non imponibili). Per i servizi generici B2B conta la territorialità: si tassano nel Paese del committente (art. 7-ter). La distinzione cambia natura, normativa e, per i beni, INTRASTAT o dogana.
Devo verificare la partita IVA del cliente UE sul VIES?
Sì, per le operazioni B2B intracomunitarie. Il VIES è l'archivio europeo dei soggetti abilitati alle operazioni intracomunitarie: una partita IVA valida e attiva è la condizione per trattare l'operazione come B2B con reverse charge. Se non risulta valida, va valutato un trattamento diverso.
Come gestisco un cliente estero privato (B2C)?
Le regole cambiano: per molti servizi vale la territorialità del prestatore (quindi IVA italiana), mentre per i servizi digitali verso privati UE si usa il regime OSS con l'IVA del Paese del cliente. Chiedi sempre se il cliente ha partita IVA e agisce come operatore economico o come consumatore.

Conclusione

Fatturare a un cliente estero nel 2026 è più semplice di quanto sembri: stessa fattura elettronica XML, codice destinatario XXXXXXX, invio allo SDI che assolve da solo l'esterometro e, di norma, nessuna IVA italiana con la natura giusta (spesso N2.1 per i servizi, N3.1 per le esportazioni di beni). Le tre cose da non sbagliare restano il VIES per il B2B UE, la distinzione beni/servizi e la copia di cortesia da inviare al cliente via email.

Con la fattura elettronica di FaiPreventivo gran parte di questo lavoro è automatico: codice destinatario e nazione impostati per te quando il cliente è estero, XML conforme FatturaPA pronto per lo SDI e copia di cortesia in PDF da inviare. Quando sei pronto, crea la tua prima fattura e tieni tutto sotto controllo — preventivi, fatture e clienti esteri — in un'unica app. E se devi prima fare un preventivo, parti dal calcolatore dell'IVA per i lavori con IVA italiana.

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