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Hai consegnato il lavoro, hai emesso il documento e la scadenza è passata: la fattura non pagata è la frustrazione più comune per chi ha una Partita IVA. La buona notizia è che esiste una sequenza precisa di mosse — dal sollecito bonario alla messa in mora, fino al decreto ingiuntivo — e che nella stragrande maggioranza dei casi ci si ferma al primo passo. In questa guida vediamo cosa fare, nell'ordine giusto, per farti pagare senza perdere tempo, denaro e nervi, e come prevenire il problema alla radice.
In breve
- Parti sempre da un sollecito bonario scritto: risolve la maggior parte dei casi.
- Se non basta, manda la messa in mora con raccomandata A/R o PEC, con un termine ultimo.
- Nelle transazioni B2B spettano interessi di mora (tasso BCE +8 punti) e 40 € di spese di recupero (D.Lgs 231/2002).
- Ultimo passo: decreto ingiuntivo e recupero crediti, da valutare in base all'importo.
- Prima agisci, più recuperi: termini chiari, acconti e promemoria automatici prevengono il problema.
Primo passo: il sollecito di pagamento (e perché funziona quasi sempre)
Prima di pensare ad avvocati e tribunali, c'è un dato che cambia tutto: la maggior parte dei ritardi non nasce da malafede, ma da dimenticanza, disorganizzazione o un'email finita nello spam. Per questo il primo passo davanti a una fattura non pagata è quasi sempre il più semplice: un sollecito di pagamento bonario.
Il sollecito è una comunicazione scritta — meglio via email o PEC, così resta traccia — con un tono cortese ma chiaro. Non è un'accusa: è un promemoria. Un sollecito efficace contiene pochi elementi essenziali:
- Numero e data della fattura e importo dovuto, così il cliente la ritrova subito.
- La data di scadenza e i giorni di ritardo maturati.
- Un invito chiaro a saldare entro una nuova data ravvicinata.
- Le coordinate di pagamento (IBAN, causale) per eliminare ogni attrito.
- Un recapito per eventuali contestazioni, nel caso il mancato pagamento dipenda da un problema.
Il tono conta. Il primo sollecito è gentile e parte dal presupposto della buona fede ("probabilmente ti è sfuggita"). Se resta senza risposta, dopo qualche giorno se ne può inviare un secondo, più fermo, in cui si annuncia che, in mancanza di pagamento, si procederà con la messa in mora formale. Per il testo pronto da personalizzare puoi partire dal nostro fac-simile di sollecito di pagamento.
Il motivo per cui il sollecito funziona così spesso è anche pratico: arriva presto. Un ritardo intercettato a pochi giorni dalla scadenza è molto più facile da recuperare di un credito dimenticato per mesi. Ed è proprio qui che avere le scadenze sotto controllo fa la differenza.
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La messa in mora: cos'è e quando passarci
Quando i solleciti bonari non bastano, si alza il livello con la messa in mora. È una comunicazione formale con cui intimi al debitore di pagare entro un termine perentorio, mettendo nero su bianco la tua volontà di procedere. A differenza del sollecito, ha un peso giuridico: costituisce formalmente in mora il debitore e prepara il terreno alle azioni successive.
Perché abbia valore e data certa, la messa in mora va inviata con uno strumento tracciabile: raccomandata A/R oppure PEC (posta elettronica certificata). Una semplice email ordinaria non offre la stessa certezza. Nel testo non servono formule complicate, ma devono comparire:
- Gli estremi della fattura (numero, data, importo) e il contratto o l'ordine da cui nasce il credito.
- L'intimazione a pagare entro un termine preciso (ad esempio 15 giorni).
- L'avvertenza che, in mancanza, si procederà con il recupero del credito nelle sedi opportune.
- La richiesta di interessi di mora e del rimborso forfettario di 40 € di spese di recupero (di cui parliamo tra poco).
La messa in mora ha spesso un effetto psicologico forte: di fronte a una raccomandata o a una PEC che annuncia il decreto ingiuntivo, molti debitori distratti — o in attesa di vedere "quanto sei deciso" — saldano. Puoi predisporla da solo, ma se l'importo è significativo o il cliente è ostico, far firmare la lettera da un avvocato aumenta la pressione e l'efficacia.
Interessi di mora e 40 € di spese di recupero (D.Lgs 231/2002)
Chi paga in ritardo non ti deve solo l'importo della fattura. Nelle transazioni commerciali tra imprese e professionisti (B2B), il D.Lgs 231/2002 ti riconosce due diritti che spesso non si conoscono: gli interessi di mora e un rimborso forfettario per le spese di recupero.
Gli interessi di mora "commerciali" sono più alti del semplice tasso legale: si calcolano applicando il tasso di riferimento della BCE maggiorato di 8 punti percentuali. Decorrono in automatico dal giorno successivo alla scadenza, senza bisogno di una formale richiesta preventiva. Un punto importante e onesto: il tasso BCE varia nel tempo, e la percentuale esatta valida in ciascun semestre è quella pubblicata in Gazzetta Ufficiale dal Ministero dell'Economia — quindi va sempre verificata per il periodo di riferimento, non data per scontata.
A questi si aggiungono i celebri 40,00 €: è l'importo forfettario che la legge riconosce al creditore a titolo di rimborso dei costi di recupero, dovuto in automatico e senza prova, per ogni transazione commerciale pagata in ritardo. Restano salvi gli eventuali maggiori costi documentati (ad esempio le spese legali). Sono soldi che ti spettano: puoi richiederli già nella messa in mora.
Ecco un esempio puramente illustrativo, per capire la struttura del conto (il tasso reale va sempre verificato per il semestre di riferimento):
| Voce | Dettaglio | Importo |
|---|---|---|
| Fattura scaduta | Importo originario non pagato | 3.000,00 € |
| Interessi di mora | Tasso BCE + 8 punti, dal giorno dopo la scadenza (esemplificativo) | da verificare |
| Spese di recupero forfettarie | Importo fisso ex D.Lgs 231/2002 | 40,00 € |
| Maggiori costi documentati | Eventuali spese legali e di recupero provate | se sostenuti |
Tutto questo presuppone una cosa: che la fattura riporti termini di pagamento chiari e una scadenza precisa. Se vuoi impostarli bene fin dall'inizio, leggi la guida ai termini di pagamento in fattura.
Se ancora non paga: decreto ingiuntivo e recupero crediti
Se sollecito e messa in mora non hanno prodotto risultati, resta la via legale. Lo strumento principe per una fattura non pagata è il decreto ingiuntivo: un provvedimento con cui il giudice, su tua richiesta, ordina al debitore di pagare entro un termine (di norma 40 giorni). Il vantaggio è la rapidità: quando il credito è certo, liquido ed esigibilee documentato da prove scritte — come la fattura, il contratto, l'ordine accettato — si ottiene in tempi relativamente brevi rispetto a una causa ordinaria.
Da quel momento le strade sono due:
- Il debitore non si oppone: il decreto diventa esecutivo e puoi procedere con il recupero forzato (ad esempio il pignoramento), affidandoti a un legale.
- Il debitore fa opposizione:si apre un giudizio in cui dovrà spiegare perché ritiene di non dover pagare. Qui contano la solidità della documentazione e l'assistenza legale.
In parallelo o in alternativa, puoi affidarti a un'agenzia di recupero crediti o direttamente a un avvocato che gestisca solleciti, mora e azioni legali al posto tuo. Tutte queste opzioni hanno un costo— a parcella o a percentuale sul recuperato — che va sempre confrontato con l'importo da incassare: per piccole somme la procedura può non valere la spesa, mentre per importi rilevanti è spesso l'unica via per non perdere tutto. La regola pratica è semplice: più la documentazione è ordinata e completa, più la fase legale diventa rapida ed economica.
I tempi contano: prima agisci, più recuperi
C'è un filo rosso che attraversa tutta questa guida: la velocità. Ogni settimana di ritardo accumulato gioca contro di te. Un cliente che non paga oggi può domani avere problemi di liquidità, cambiare attività o, nei casi peggiori, sparire. Il credito che oggi è solo "in ritardo" può diventare difficile da incassare se lo lasci dormire.
C'è poi un limite di legge da non ignorare: il diritto al pagamento si prescrive. Il termine ordinario per i crediti è in genere di dieci anni, ma per molti compensi di professionisti e per alcune prestazioni esistono termini più brevi(in certi casi triennali o quinquennali, a seconda della natura del credito). Proprio perché i termini variano in base alla situazione, non affidarti a una regola unica: se l'importo è importante, fai verificare la prescrizione applicabile da un legale. Il principio operativo resta lo stesso: non aspettare.
Agire presto, in concreto, significa avere un quadro sempre aggiornato di chi ti deve dei soldi. Sapere oggi, e non a fine trimestre, quali fatture sono scadute è metà del lavoro: l'altra metà è inviare il sollecito prima che il ritardo diventi cronico.
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Come prevenire: termini chiari, acconti e promemoria automatici
Recuperare una fattura non pagata costa tempo e stress. Il modo migliore per gestirla è non arrivarci. La prevenzione si gioca su poche abitudini, da adottare fin dal primo contatto con il cliente:
- Termini di pagamento chiari, scritti già nel preventivo."Pagamento a 30 giorni data fattura" non lascia spazio a interpretazioni. Mettere le regole nero su bianco prima di iniziare è la difesa più forte che hai.
- Chiedi un acconto. Un anticipo (ad esempio il 30% alla conferma) seleziona i clienti seri e riduce drasticamente il rischio di restare con un nulla in mano. Spesso si formalizza con una fattura proforma prima della fattura definitiva.
- Lega i lavori ai pagamenti.Per progetti lunghi, suddividi in fasi con pagamenti intermedi (stato di avanzamento lavori): non resti mai esposto per l'intero importo.
- Rendi facile pagare. IBAN chiaro, causale già scritta, eventuali metodi alternativi. Ogni attrito in meno è una scusa in meno per rimandare.
- Tieni sotto controllo le scadenze. Un gestionale che ti ricorda le fatture in arrivo a scadenza e quelle già in ritardo trasforma il recupero in routine, prima che diventi un problema.
Su questo, lo strumento conta. Avere preventivi, fatture e scadenze nello stesso posto — con lo stato di ogni pagamento visibile a colpo d'occhio — significa accorgersi del ritardo il giorno stesso e non dimenticarsi mai un sollecito. È la differenza tra rincorrere i clienti e farsi pagare con regolarità.
Domande frequenti
Le risposte rapide ai dubbi più comuni quando una fattura non viene pagata.
Cosa fare quando un cliente non paga la fattura?
Quali interessi posso chiedere su una fattura pagata in ritardo?
Cosa sono i 40 euro di spese di recupero?
Quanto tempo ho per recuperare una fattura non pagata?
Cos'è il decreto ingiuntivo e quando conviene?
Posso bloccare il lavoro se il cliente non paga?
Conviene rivolgersi a un'agenzia di recupero crediti?
Come faccio a evitare che le fatture restino non pagate?
Conclusione
Davanti a una fattura non pagata non servono scorciatoie, ma una sequenza ordinata: sollecito bonario, messa in mora con interessi e i 40 € di spese di recupero, e — solo se necessario — decreto ingiuntivo e recupero crediti. Il fattore decisivo è quasi sempre lo stesso: la velocità. Prima intercetti il ritardo, più è facile incassare; più aspetti, più il credito si raffredda.
La vera vittoria, però, è prevenire. Con FaiPreventivo gestisci preventivi e fatture nello stesso posto, vedi a colpo d'occhio quali pagamenti sono in ritardo e crei al volo il documento giusto per farti pagare. E quando devi emettere il documento ufficiale, passi alla fattura elettronica conforme con pochi clic. Meno fatture dimenticate, meno solleciti da rincorrere, più soldi che entrano in tempo.
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