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Sollecito di Pagamento: Fac-Simile

Indice dei contenuti

Hai emesso la fattura, la scadenza è passata e il bonifico non arriva. Prima di pensare ad avvocati e decreti ingiuntivi, lo strumento giusto è il sollecito di pagamento: una richiesta scritta, chiara e graduale, che nella maggior parte dei casi sblocca il pagamento senza rovinare il rapporto col cliente. In questa guida trovi un fac-similepronto per ogni livello — dal promemoria gentile all'ultimo avviso — più la spiegazione di quando inviarlo, su quale canale e cosa scrivere (e cosa evitare) perché funzioni davvero.

In breve

  • Invia il primo sollecito subito dopo la scadenza (entro 1-3 giorni), con tono cortese.
  • Usa 3 livelli: promemoria gentile → sollecito fermo → ultimo avviso, a distanza di 7-10 giorni l'uno dall'altro.
  • Ogni sollecito deve avere numero fattura, importo, scadenza, IBAN e un termine chiaro per pagare.
  • Email per i primi solleciti, PEC o raccomandata A/R quando serve data certa e valore legale.
  • Se non basta, si passa alla messa in mora e poi al recupero del credito (es. decreto ingiuntivo).

Quando inviare il primo sollecito (e ogni quanto)

Il momento giusto per il primo sollecito di pagamento è subito dopo la scadenza: tra il primo e il terzo giorno di ritardo. Aspettare due o tre settimane "per non disturbare" è l'errore più comune e più costoso. Un ritardo breve è quasi sempre una dimenticanza: la fattura finita nello spam, il responsabile contabilità in ferie, il pagamento programmato e poi saltato. Ricordarlo presto, con garbo, risolve la maggior parte dei casi in pochi giorni.

Per i solleciti successivi serve una cadenza regolare ma non assillante. Una sequenza che funziona nella pratica:

  1. Promemoria gentile — entro 1-3 giorni dalla scadenza.
  2. Sollecito fermo — dopo 7-10 giorni dal primo, se non hai ricevuto né pagamento né risposta.
  3. Ultimo avviso — dopo altri 7-10 giorni, con un termine perentorio prima di procedere.

L'intervallo di 7-10 giorni dà al cliente il tempo di reagire senza far passare l'idea che la cosa non sia urgente. Silenzi lunghi tra un sollecito e l'altro vengono letti come scarsa priorità: chi paga in ritardo per abitudine salda prima chi sollecita con costanza. Il modo migliore per non perdere questi appuntamenti è non affidarsi alla memoria: tenere scadenze e solleciti sotto controllo nel gestionale, con la data di scadenza registrata su ogni fattura, ti evita di scoprire il ritardo un mese dopo.

Con FaiPreventivo ogni fattura ha la sua scadenza in chiaro: vedi a colpo d'occhio quali sono scadute e quali stanno per scadere, così solleciti al momento giusto.

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I 3 livelli: promemoria gentile, sollecito fermo, ultimo avviso

Il segreto di un sollecito efficace è la gradualità del tono. Non si parte mai con le minacce: si sale di intensità solo se il cliente non risponde. Ecco i tre livelli e come cambia il registro a ciascuno.

LivelloQuandoTonoCanale
Promemoria gentile1-3 giorni dopo la scadenzaCordiale, "forse ti è sfuggita"Email
Sollecito fermo7-10 giorni dopo il primoProfessionale, deciso, con termineEmail o PEC
Ultimo avviso7-10 giorni dopo il secondoFormale, perentorio, preavviso azioniPEC o raccomandata A/R

La logica è semplice: il promemoria gentile protegge il rapporto e copre il caso più frequente (la dimenticanza); il sollecito fermomette nero su bianco l'importo, il ritardo e un termine; l'ultimo avvisoannuncia, senza bluff, che in mancanza di pagamento procederai con la messa in mora e il recupero del credito. Tre messaggi, non dieci: la fermezza sta nella sequenza, non nel ripetere all'infinito lo stesso tono.

Fac-simile pronto: cosa scrivere in ogni sollecito

Ecco tre modelli da copiare e adattare. Sostituisci i campi tra parentesi quadre con i tuoi dati: numero e data della fattura, importo, scadenza, IBAN. Allega sempre di nuovo la fattura: elimina la scusa del documento smarrito.

1. Promemoria gentile (email)

Oggetto: Promemoria fattura n. [numero] del [data]

Gentile [Nome cliente],

le scrivo solo per un veloce promemoria: la fattura n. [numero] del [data], di importo [importo] €, risultava in scadenza il [data scadenza] e a oggi non risulta ancora saldata. È molto probabile che si tratti di una semplice svista.

Le riallego copia della fattura. Per il pagamento può usare l'IBAN [IBAN]. Se ha già provveduto, ignori pure questo messaggio e mi scuso per il disturbo.

Resto a disposizione. Cordiali saluti,
[Nome e cognome]

2. Sollecito fermo (email o PEC)

Oggetto: Sollecito di pagamento — fattura n. [numero] scaduta

Gentile [Nome cliente],

nonostante il precedente promemoria, la fattura n. [numero] del [data], di importo [importo] €, scaduta il [data scadenza], risulta ancora non pagata ([N] giorni di ritardo).

La invito a regolarizzare il pagamento entro 7 giornidalla ricezione della presente, tramite bonifico sull'IBAN [IBAN]. La prego di darmene conferma una volta effettuato.

In attesa di un suo riscontro, distinti saluti.
[Nome e cognome]

3. Ultimo avviso prima della messa in mora (PEC o raccomandata A/R)

Oggetto: Ultimo sollecito e diffida di pagamento — fattura n. [numero]

Spett.le [Cliente / Ragione sociale],

la presente costituisce ultimo sollecito per il pagamento della fattura n. [numero] del [data], di importo [importo] €, scaduta il [data scadenza] e a oggi insoluta.

La invito a saldare l'intero importo dovuto, oltre agli eventuali interessi di mora maturati, entro e non oltre [data, es. 10 giorni]. Decorso inutilmente tale termine, mi vedrò costretto, mio malgrado, ad attivare le procedure di recupero del credito previste dalla legge, con aggravio di spese e interessi a suo carico.

Confido in una sua sollecita regolarizzazione. Distinti saluti.
[Nome e cognome]

Un dettaglio che fa la differenza: indica sempre un importo e un termine precisi, mai formule vaghe come "al più presto". "Entro 7 giorni, importo 1.220 €, IBAN IT.." è una richiesta che si può eseguire; "quando puoi" finisce in fondo alla lista. Se non sei sicuro di come fissare correttamente i tempi di pagamento delle tue fatture, leggi la guida ai termini di pagamento in fattura.

Email, PEC o raccomandata: quale canale e quando

Non tutti i solleciti vanno mandati allo stesso modo. Il canale incide sul tono e, soprattutto, sul valore probatorio del messaggio.

  • Email ordinaria. Perfetta per il promemoria gentile e, spesso, anche per il sollecito fermo. È rapida, informale al punto giusto e mantiene un rapporto cordiale. Non ha però valore legale di per sé: serve a far pagare, non a fare causa.
  • PEC (posta elettronica certificata). Da usare quando il ritardo si fa serio o prevedi un possibile contenzioso. Ha data certae valore legale equiparabile alla raccomandata: è lo strumento ideale per l'ultimo avviso e per la successiva messa in mora tra partite IVA.
  • Raccomandata A/R.L'alternativa "cartacea" alla PEC, utile quando il destinatario non ha un indirizzo PEC (tipicamente un cliente privato). La ricevuta di ritorno prova che la richiesta è arrivata.

Regola pratica: email finché il rapporto è recuperabile, PEC o raccomandata quando entri nel territorio della diffida. Conserva sempre copia di ogni sollecito inviato e delle eventuali ricevute: se la vicenda dovesse finire davanti a un giudice, la cronologia documentata dei solleciti è una prova preziosa che hai chiesto, ripetutamente e per iscritto, ciò che ti spettava.

Cosa NON scrivere (errori che bloccano il pagamento)

Un sollecito mal scritto può ottenere l'effetto opposto: irrigidire il cliente e allontanare il pagamento. Gli errori più frequenti da evitare:

  • Toni aggressivi al primo messaggio. Partire con minacce quando bastava un promemoria fa perdere clienti che avrebbero pagato volentieri. La fermezza si dosa, non si spara subito.
  • Minacce vuote.Scrivere "la denuncio" o "agisco per vie legali" e poi non farlo ti toglie ogni credibilità per i solleciti successivi. Annuncia solo ciò che sei davvero pronto a fare.
  • Insulti o affermazioni offensive. Oltre a essere controproducenti, espressioni ingiuriose possono ritorcersi contro di te. Resta fermo ma sempre corretto.
  • Dati mancanti o sbagliati. Niente numero fattura, niente importo, niente IBAN: il cliente non sa nemmeno cosa pagare. Un sollecito senza i riferimenti essenziali non è una richiesta, è un brontolio.
  • Vaghezza sui tempi."Appena puoi" non è una scadenza. Indica un termine numerico chiaro.
  • Tono lamentoso o supplichevole. Stai chiedendo ciò che ti è dovuto per un lavoro già svolto: il registro è quello di chi ha diritto, non di chi chiede un favore.

In sintesi: fermo sì, ostile no. Il sollecito perfetto è educato nei modi e inequivocabile nei contenuti — cosa pagare, quanto, entro quando e come.

Emetti la fattura con scadenza e IBAN già chiari: quando devi sollecitare, hai tutti i dati a portata di mano e il cliente non può dire di non averli mai ricevuti.

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Dal sollecito alla messa in mora: il passo successivo

Se dopo i tre solleciti il cliente continua a non pagare, si passa alla messa in mora. È una richiesta formale di adempimento, inviata con uno strumento che dia data certa — PEC o raccomandata A/R — con cui costituisci ufficialmente in ritardo il debitore. La messa in mora produce tre effetti utili: fa decorrere con certezza gli interessi di mora, interrompe la prescrizione del credito e prepara il terreno a un eventuale recupero giudiziale.

Sul fronte degli interessi: nelle transazioni commerciali tra partite IVA, salvo accordi diversi, gli interessi di mora decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza (D.Lgs. 231/2002), senza bisogno di un sollecito. Il tasso di riferimento viene aggiornato periodicamente dalle autorità competenti: verifica sempre il valore in vigore nel semestre prima di quantificarli, perché cambia nel tempo.

Se anche la messa in mora resta senza esito, gli strumenti di recupero crescono di peso: dalla mediazione o trattativa assistita fino al decreto ingiuntivo, il provvedimento con cui il giudice — di fronte a una prova scritta del credito come la fattura — ordina al debitore di pagare. A quel punto è il caso di farsi affiancare da un legale. Per il quadro completo dei rimedi, leggi la guida su cosa fare quando una fattura non viene pagata. E se devi stornare o rettificare un documento già emesso, vedi come funziona la nota di credito nella fattura elettronica.

Domande frequenti

Le risposte rapide ai dubbi più comuni sul sollecito di pagamento.

Quando inviare il primo sollecito di pagamento?
Subito dopo la scadenza, tra il primo e il terzo giorno di ritardo, con tono cortese. Un promemoria tempestivo risolve la gran parte dei casi, che spesso sono semplici dimenticanze o fatture finite nello spam.
Ogni quanto si manda un sollecito?
Una cadenza pratica: promemoria gentile entro 3 giorni dalla scadenza, sollecito fermo dopo 7-10 giorni, ultimo avviso dopo altri 7-10. Una pressione regolare funziona meglio di silenzi lunghi.
Che cosa deve contenere un sollecito di pagamento?
Numero e data della fattura, importo dovuto, data di scadenza superata, giorni di ritardo, IBAN per il pagamento e un termine chiaro entro cui saldare. Allegare di nuovo la fattura elimina la scusa del documento smarrito.
Meglio inviare il sollecito via email o PEC?
Per i primi solleciti l'email va benissimo. Quando il ritardo si fa serio o prevedi un contenzioso, passa alla PEC o alla raccomandata A/R: hanno data certa e valore legale, utili per la messa in mora.
Posso chiedere gli interessi di mora nel sollecito?
Sì. Tra partite IVA, salvo accordi diversi, gli interessi di mora decorrono automaticamente dal giorno dopo la scadenza (D.Lgs. 231/2002). Puoi indicarne la maturazione nel sollecito fermo; il tasso di riferimento si aggiorna nel tempo, verifica quello in vigore.
Che cos'è la messa in mora e quando serve?
È una richiesta formale scritta di pagamento, inviata con PEC o raccomandata A/R. Costituisce ufficialmente in ritardo il debitore, fa decorrere con certezza gli interessi e prepara un eventuale recupero giudiziale come il decreto ingiuntivo.
Cosa NON scrivere in un sollecito di pagamento?
Niente minacce generiche, insulti o toni offensivi, né azioni legali che non hai intenzione di avviare. Un sollecito ostile irrigidisce il cliente; uno chiaro e fermo, ma corretto, funziona molto meglio.
Quanto tempo ho per recuperare una fattura non pagata?
In generale il credito si prescrive in dieci anni, ma per alcune prestazioni di professionisti e artigiani i termini sono più brevi (spesso tre anni). Solleciti tempestivi e una messa in mora scritta interrompono la prescrizione.

Conclusione

Un buon sollecito di pagamento non è una lettera dura: è una sequenza ordinata. Promemoria gentile subito dopo la scadenza, sollecito fermo dopo una settimana, ultimo avviso prima della messa in mora — ogni messaggio con numero fattura, importo, IBAN e un termine preciso, sul canale giusto (email finché si recupera il rapporto, PEC quando serve data certa). La maggior parte dei ritardi si risolve già al primo o secondo livello, senza avvocati e senza rancori.

Il presupposto, però, è non perdere di vista le scadenze. Con FaiPreventivo emetti preventivi e fatture elettroniche con scadenza e stato di pagamento sempre in chiaro: sai esattamente quali fatture sono scadute e quali stanno per scadere, così solleciti al momento giusto e ti fai pagare prima. Se hai appena iniziato, parti dalla guida su come fare una fattura elettronica e mantieni le tue scadenze sotto controllo fin dalla prima fattura.

FP

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