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I termini di pagamento in fattura stabiliscono entro quanto tempo il cliente deve saldarti. Sembra un dettaglio, ma è uno dei punti più delicati per chi lavora con partita IVA: definire bene la scadenza significa farsi pagare prima e avere armi concrete in caso di ritardo. La regola di base, tra imprese e professionisti, è una sola: in assenza di accordi diversi il pagamento è dovuto entro 30 giorni per legge, e per superare i 60 giorni serve un patto scritto. In questa guida vediamo cosa prevede il D.Lgs 231/2002, da quando decorrono i termini, come indicarli correttamente e cosa scatta se il cliente non paga puntuale.
In breve
- Tra imprese e professionisti (B2B): 30 giorni di default senza accordo diverso.
- Per superare i 60 giorni serve un patto scritto non gravemente iniquo.
- I termini decorrono dal ricevimento fattura, dalla consegna o dal collaudo.
- In ritardo: interessi di mora automatici (tasso BCE + 8 punti) e 40 € forfettari.
- Con i privati e la PA valgono regole in parte diverse.
Termini di pagamento: cosa dice la legge (D.Lgs 231/2002)
La norma di riferimento è il D.Lgs 231/2002, che recepisce le direttive europee sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (poi rafforzato dal D.Lgs 192/2012). Si applica ai pagamenti tra imprese e professionisti e a quelli verso la Pubblica Amministrazione: in pratica, i rapporti B2B e B2G. Resta fuori il rapporto con il consumatore privato, dove vale soprattutto quanto concordato nel contratto.
Il principio guida è semplice: chi fornisce un bene o un servizio ha diritto a essere pagato in tempi ragionevoli, e la legge fissa dei paletti per evitare che il committente più forte imponga scadenze infinite. Da qui derivano i due numeri chiave che vedremo tra poco: il termine ordinario di 30 giorni e il tetto dei 60 giorni oltre il quale serve un accordo scritto e bilanciato.
Tieni presente una cosa: il decreto tutela te creditore. Le clausole che spostano in avanti la scadenza in modo "gravemente iniquo" a tuo danno possono essere considerate nulle. Conoscere queste regole non è teoria: è ciò che ti permette di scrivere un preventivo e una fattura che ti proteggono davvero.
30 giorni di default, 60 con patto scritto: i limiti B2B
Nelle transazioni tra imprese e professionisti, se non hai concordato nulla per iscritto, il pagamento è dovuto entro 30 giorni. È la situazione tipica di chi emette una fattura senza un contratto dettagliato alle spalle: il termine di legge entra automaticamente in gioco.
Le parti restano libere di concordare un termine diverso: 15, 45, 90 giorni, secondo gli accordi. C'è però un confine importante: per andare oltre i 60 giorni serve un patto espresso e scritto, e quel termine non deve essere gravemente iniquo per il creditore. Una scadenza spropositata, imposta unilateralmente e senza giustificazione, rischia di non reggere.
| Situazione | Termine | Serve accordo scritto? |
|---|---|---|
| B2B senza accordo | 30 giorni | No (è il default di legge) |
| B2B con termine concordato fino a 60 gg | fino a 60 giorni | Consigliato (preventivo/contratto) |
| B2B oltre 60 gg | > 60 giorni | Sì, patto scritto non iniquo |
| Privato consumatore | come da contratto | Vale l'accordo tra le parti |
La morale operativa: se vuoi un termine diverso dai 30 giorni, mettilo nero su bianco prima, idealmente nel preventivo che il cliente accetta. Così il termine è frutto di un accordo, non di una dicitura calata dall'alto sulla fattura. Per sapere esattamente in che giorno cade la scadenza, dai un'occhiata alla guida al calcolo della scadenza della fattura.
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Da quando decorrono i termini di pagamento
I 30 (o più) giorni non partono "quando capita": la legge individua un momento preciso di decorrenza. Conoscerlo serve sia a calcolare la scadenza corretta sia a far valere gli interessi se il cliente sfora. I casi tipici sono tre.
- Dal ricevimento della fattura. È la regola generale: il termine decorre dalla data in cui il debitore riceve la fattura. Con la fattura elettronica, la data di consegna tramite il Sistema di Interscambio rende questo momento facilmente tracciabile.
- Dalla consegna o dalla prestazione. Se la data di ricevimento della fattura è incerta, oppure la fattura arriva primadella consegna, il termine decorre dalla consegna della merce o dall'esecuzione del servizio.
- Dal collaudo o dalla verifica. Quando il contratto prevede una procedura di accettazione o verifica della conformità (collaudo), il termine parte dalla data di quella verifica, non prima.
Esempio concreto: emetti una fattura il 1° del mese per un lavoro consegnato lo stesso giorno, il cliente la riceve il 3. Senza accordi diversi, i 30 giorni decorrono dal 3 e la scadenza cade attorno al 2 del mese successivo. Sembra un dettaglio, ma su questo si gioca la differenza tra "pagamento puntuale" e "ritardo con interessi".
Come indicare i termini in fattura e nel preventivo
Una fattura ben fatta non lascia spazio a interpretazioni. Sui termini di pagamento conviene riportare sempre:
- La data di scadenza(o la formula "pagamento entro 30 giorni data fattura/data ricevimento"): un riferimento chiaro evita malintesi.
- La modalità di pagamento: bonifico bancario, IBAN, eventuale causale richiesta.
- L'eventuale acconto già versato e il saldo residuo, se hai strutturato il pagamento in più tranche.
Nella fattura elettronica questi dati si valorizzano nel blocco DatiPagamentodell'XML FatturaPA: condizioni di pagamento, modalità, scadenza e importo. Se vuoi capire come funziona l'intero flusso, leggi la guida su come fare una fattura elettronica.
Ma il posto migliore dove fissare il termine è il preventivo, non la fattura. Se nel preventivo scrivi "acconto del 30% alla conferma, saldo a 30 giorni dalla consegna" e il cliente lo accetta, hai un accordo a monte: la fattura non fa che applicarlo. È molto più solido di una scadenza che compare per la prima volta sul documento fiscale. Questo è anche il modo più pulito per superare i 30 giorni in modo difendibile.
Cosa succede al ritardo: interessi automatici e 40 €
Qui sta la parte che molti freelance ignorano, a proprio danno. Nelle transazioni commerciali coperte dal D.Lgs 231/2002, se il cliente paga in ritardo gli interessi di mora decorrono in automatico dal giorno successivo alla scadenza: non serve un sollecito né una messa in mora formale per maturarli. È un diritto che hai già, anche se spesso non viene fatto valere.
Il tasso degli interessi di mora per le transazioni commerciali è particolarmente alto, proprio per scoraggiare i ritardi: è pari al tasso di riferimento della BCE maggiorato di 8 punti percentuali. Attenzione però: il tasso BCE cambia nel tempoe il saggio applicabile viene pubblicato periodicamente dal Ministero dell'Economia con cadenza semestrale, quindi va verificato di volta in volta — non esiste un numero fisso valido per sempre.
Oltre agli interessi, ti spetta un importo forfettario di 40 €a titolo di costi di recupero, sempre in automatico e per ogni transazione in ritardo. Se i costi reali di recupero superano i 40 € (ad esempio le spese legali), puoi chiedere anche il risarcimento dell'eccedenza.
Esempio pratico: fattura da 2.000 € non pagata alla scadenza. Oltre al capitale puoi pretendere gli interessi di mora maturati giorno per giorno fino al saldo, più i 40 € forfettari. Su una sola fattura sembra poco; su un cliente cronicamente in ritardo, gli importi pesano. Se ti trovi davanti a una fattura insoluta, la guida su cosa fare se la fattura non viene pagata spiega i passi pratici, dal sollecito al recupero del credito.
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B2C e Pubblica Amministrazione: le differenze
Finora abbiamo parlato di transazioni tra imprese e professionisti. Ma le regole cambiano in due situazioni molto frequenti.
Con i privati consumatori (B2C), il D.Lgs 231/2002 non si applica nello stesso modo: il termine di pagamento e gli interessi seguono soprattutto quanto previsto dal contratto e dalle norme generali del Codice civile. Gli interessi di mora, qui, di norma non scattano in automatico con la maggiorazione delle transazioni commerciali: per tutelarti è ancora più importante indicare chiaramente la scadenza nel preventivo accettato e, se serve, prevedere un acconto.
Con la Pubblica Amministrazione, invece, il decreto si applica eccome, e in modo più rigido. Il termine ordinario è 30 giorni; può salire fino a 60 giorni solo per gli enti che erogano assistenza sanitaria o quando ciò sia giustificato dalla natura o dalle caratteristiche del contratto, sempre entro i limiti di legge. La PA non può imporre liberamente termini più lunghi come potrebbe tentare un committente privato: i paletti sono fissati dalla norma.
| Controparte | Termine tipico | Interessi di mora automatici |
|---|---|---|
| Impresa / professionista (B2B) | 30 gg (fino a 60 con accordo) | Sì (D.Lgs 231) |
| Pubblica Amministrazione | 30 gg (60 in casi previsti) | Sì (D.Lgs 231) |
| Privato consumatore (B2C) | come da contratto | No (regole generali Cod. civile) |
Domande frequenti
Le risposte rapide ai dubbi più comuni sui termini di pagamento in fattura.
Quanti giorni ha il cliente per pagare una fattura?
Da quando decorrono i 30 giorni di pagamento?
Posso indicare 60 giorni come termine di pagamento?
Cosa succede se il cliente paga in ritardo?
Qual è il tasso degli interessi di mora?
Come si indicano i termini di pagamento in fattura?
I termini valgono anche con la Pubblica Amministrazione?
Conviene chiedere un acconto invece di aspettare il saldo?
Conclusione
I termini di pagamento in fattura non sono burocrazia: sono lo strumento con cui decidi quando entrano i tuoi soldi. Tra imprese e professionisti la regola è 30 giorni di default e 60 al massimo con un patto scritto; i termini decorrono dal ricevimento della fattura, dalla consegna o dal collaudo; e in caso di ritardo hai diritto a interessi di mora automatici e ai 40 € forfettari. Con i privati e con la PA le regole cambiano, ma il principio resta: una scadenza chiara, concordata prima, ti protegge.
Il modo più semplice per non sbagliare è partire dal preventivo e portare la stessa scadenza fino alla fattura. Con FaiPreventivo definisci termini di pagamento e acconti già nel preventivo, li ritrovi automaticamente in fattura e tieni sotto controllo scadenze e insoluti. Quando sei pronto a emettere il documento fiscale, crea la tua fattura elettronica con il blocco DatiPagamento già compilato. E se vuoi stimare a monte tasse e contributi sul tuo fatturato, prova il calcolatore per il regime forfettario.
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