Vai al contenuto principale
FaiPreventivo
Fiscale
FaiPreventivo11 min di lettura

Saldo e Acconto Imposte

Indice dei contenuti

Saldo e acconto sono le due parole che fanno tremare ogni partita IVA tra giugno e novembre. La confusione nasce da un fatto strano ma normale: nella stessa scadenza paghi il saldodelle imposte dell'anno appena chiuso e, contemporaneamente, un accontosu quelle dell'anno in corso, che non è ancora finito. In questa guida vediamo cosa sono davvero, quando si pagano, come si calcola l'acconto con il metodo storico e quello previsionale, cosa cambia per il regime forfettario e come si incastrano i contributi INPS, con un esempio numerico finale.

In breve

  • Il saldo è il conguaglio sull'anno chiuso; l'acconto è un anticipo sull'anno in corso.
  • Scadenze tipiche: saldo + 1° acconto entro il 30 giugno (o 30 luglio con +0,40%), 2° acconto entro il 30 novembre.
  • L'acconto si calcola col metodo storico (sull'imposta dell'anno prima) o previsionale (su quella stimata per l'anno in corso).
  • Il forfettario paga un'imposta sostitutiva con la stessa logica di saldo e acconto.
  • I contributi INPS hanno regole e scadenze proprie: vanno gestiti a parte sul modello F24.
  • Percentuali, aliquote e date variano ogni anno: verifica il calendario ufficiale o chiedi al commercialista.

Cosa sono il saldo e i due acconti delle imposte

Il sistema fiscale italiano funziona "per anticipi". Quando presenti la dichiarazione dei redditi calcoli l'imposta dovuta sull'anno appena concluso: da questa togli gli acconti che avevi già versato durante l'anno e ottieni il saldo, cioè quanto ti resta da pagare (o, in alcuni casi, un credito a tuo favore). Il saldo è quindi un conguaglio a consuntivo: guarda al passato e chiude i conti.

L'acconto, al contrario, guarda al futuro. È un anticiposulle imposte dell'anno in corso, che lo Stato chiede prima ancora che l'anno sia finito e che tu sappia quanto guadagnerai davvero. Proprio perché è un anticipo "al buio", l'acconto si calcola in via presuntiva, di solito sulla base dell'imposta dell'anno precedente. L'acconto complessivo è frazionato: una prima rata versata insieme al saldo e una seconda ratain autunno (sotto una certa soglia di importo, l'acconto è invece dovuto in un'unica soluzione).

Ecco perché ogni anno, alla scadenza estiva, ti trovi a pagare tre cose insieme: il saldo dell'anno chiuso, la prima rata dell'acconto del nuovo anno e — separatamente — i relativi contributi previdenziali. Questo vale sia per l'IRPEFe le sue addizionali (regime ordinario e semplificato) sia per l'imposta sostitutiva dei forfettari. La logica è identica; cambiano solo le basi di calcolo.

Le scadenze: giugno/luglio e novembre

Le scadenze del calendario fiscale ruotano attorno a due appuntamenti principali. Le date qui sotto sono quelle "ordinarie": vanno sempre verificate sul calendario ufficiale dell'anno, perché slittano se cadono di sabato o festivo e perché il legislatore può introdurre proroghe (soprattutto per i soggetti ISA).

ScadenzaCosa si versaNote
30 giugnoSaldo anno precedente + 1ª rata accontoSenza maggiorazione
30 luglioStessi importi del 30 giugnoCon maggiorazione dello 0,40%
30 novembre2ª rata (o unica) accontoDi norma non rateizzabile

Il saldo e la prima rata di acconto possono essere rateizzatiin più rate mensili (con interessi) fino a un termine massimo previsto dalla normativa dell'anno; la seconda rata di novembre, invece, di regola si versa in un'unica soluzione. Tutti i pagamenti avvengono tramite modello F24, con i relativi codici tributo. Se hai un credito d'imposta puoi usarlo in compensazione, riducendo l'esborso effettivo.

Per stimare bene saldo e acconto serve un fatturato sempre aggiornato: con FaiPreventivo emetti preventivi e fatture in pochi minuti e hai i tuoi numeri sotto controllo.

Prova FaiPreventivo gratis

Preventivi, fatture elettroniche e totali calcolati in automatico

Come si calcola l'acconto: metodo storico e previsionale

L'acconto si può calcolare in due modi alternativi, e puoi scegliere quello più conveniente. La percentuale di acconto e la sua ripartizione tra prima e seconda rata sono fissate dalla legge e possono cambiare di anno in anno: prendi i valori che usi qui sotto come schema di ragionamento, non come numeri scolpiti nella pietra.

Metodo storico.È quello "di default". L'acconto si calcola applicando la percentuale prevista all'imposta dell'anno precedente(tecnicamente, il rigo "differenza" della dichiarazione). Esempio di logica: se l'imposta dell'anno chiuso è 3.000 €e la percentuale complessiva di acconto è il 100%, l'acconto totale è 3.000 €, suddiviso tra la prima rata di giugno/luglio e la seconda di novembre.

Metodo previsionale. Qui l'acconto si calcola sull'imposta che prevedi di dover pagare per l'anno in corso. Conviene quando ti aspetti un reddito più bassorispetto all'anno prima (per esempio hai perso un cliente importante o hai ridotto l'attività): paghi un acconto inferiore. Attenzione però: se sottostimie a consuntivo l'imposta è più alta, l'acconto versato risulta insufficiente e scattano sanzioni e interessi sulla differenza. Il previsionale premia chi stima bene e punisce chi è troppo ottimista.

  • Reddito in crescita o stabile → di norma conviene il metodo storico: è semplice e non rischi di sottostimare.
  • Reddito in calo certo → valuta il previsionale per non anticipare imposte che non dovrai, ma fai una stima prudente.
  • Sotto la soglia minima di importo, l'acconto può non essere dovutooppure essere versato in un'unica rata a novembre.

La scelta tra i due metodi non è banale e dipende dai tuoi numeri reali: è esattamente il tipo di decisione su cui conviene confrontarsi con il commercialista, che applica le percentuali e le soglie ufficiali dell'anno. Se vuoi sgrossare da solo una stima del carico fiscale da forfettario, puoi partire dal calcolatore per il regime forfettario.

Saldo e acconto per il forfettario: l'imposta sostitutiva

Chi è in regime forfettarionon paga IRPEF, addizionali regionali e comunali: paga un'unica imposta sostitutiva. L'aliquota ordinaria è del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti di legge, nei primi anni. La base imponibile non è il fatturato pieno: si applica prima il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO e si deducono i contributi previdenziali versati.

Sul piano di saldo e acconto, però, la logica è la stessadegli altri regimi: in dichiarazione calcoli il saldo dell'imposta sostitutiva dell'anno chiuso e versi gli acconti su quella dell'anno in corso, con le stesse scadenzedi giugno/luglio e novembre e gli stessi due metodi (storico e previsionale). Cambia solo il modo di arrivare all'imposta, non la meccanica dei pagamenti.

Il vantaggio del forfettario è la semplicità: niente IVA in fattura, niente ritenuta d'acconto in uscita e un'unica imposta. Resta però l'obbligo, ormai pienamente esteso, di fattura elettronica. Se vuoi il quadro completo, leggi la guida alla fattura elettronica per forfettari e quella su come fare una fattura elettronica passo per passo.

Contributi INPS: saldo e acconto separati

Un errore frequente è pensare che "le tasse" siano solo le imposte. In realtà, per una partita IVA, una fetta enorme del carico annuale è fatta di contributi previdenziali INPS, che hanno regole e scadenze distinte dalle imposte ma si versano sullo stesso modello F24. Come funzionano dipende dalla gestione a cui appartieni.

  • Gestione Separata(professionisti senza cassa, molti freelance): i contributi sono calcolati in percentuale sul reddito e seguono anch'essi una logica di saldo e acconto, allineata alle scadenze delle imposte.
  • Artigiani e commercianti: pagano contributi fissi sul minimale, con scadenze trimestrali proprie, più una quota a percentuale sul reddito eccedente il minimale, che invece va a saldo e acconto.
  • Casse professionali (ingegneri, avvocati, ecc.): hanno regolamenti propri, con contributi soggettivi, integrativi e di maternità e scadenze stabilite dalla singola cassa.

Il risultato è che, nello stesso F24 di giugno/luglio, puoi ritrovarti imposte e contributi a saldo e in acconto tutti insieme: per questo l'importo da pagare in estate spesso sorprendechi non ha accantonato. La regola d'oro è semplice: metti da parte una quota di ogni incassoin un conto dedicato, durante tutto l'anno. Per i contributi, in particolare, affidati al commercialista o al consulente del lavoro, perché gli intrecci tra gestioni, minimali e massimali sono la parte più tecnica di tutta la materia.

Esempio pratico di calcolo

Vediamo un caso semplificato per fissare il meccanismo. I numeri di percentuale acconto sono usati a scopo illustrativo: nell'anno concreto vanno sostituiti con quelli ufficiali. Ipotesi: professionista forfettario, imposta sostitutiva al 15%, con un'imposta a consuntivo sull'anno chiuso di 3.000 € e acconto complessivo pari al 100%dell'imposta storica, suddiviso in 40% prima rata e 60% seconda rata.

  • Imposta sostitutiva anno precedente (saldo): 3.000,00 €
  • 1ª rata acconto (40% di 3.000 €): 1.200,00 €
  • Da versare a giugno/luglio (saldo + 1ª rata): 4.200,00 €
  • 2ª rata acconto (60% di 3.000 €): 1.800,00 €
  • Da versare a novembre: 1.800,00 €

In estate, quindi, non paghi solo i 3.000 € dell'anno chiuso, ma 4.200 €: il saldo più l'anticipo del nuovo anno. È esattamente questo "doppio pagamento" a mandare in crisi i flussi di cassa di chi non aveva messo da parte nulla. A questi importi vanno poi aggiunti i contributi INPS, anch'essi a saldo e acconto, che nell'esempio non consideriamo per tenerlo leggibile. Se sbagli o salti un versamento, ricorda che esiste il ravvedimento operoso per regolarizzare con sanzioni ridotte.

Tieni il fatturato sotto controllo durante tutto l'anno: con FaiPreventivo emetti fatture elettroniche conformi e sai sempre quanto hai incassato per accantonare il giusto.

Inizia gratis

Fattura elettronica conforme FatturaPA, totali e storico sempre aggiornati

Domande frequenti

Le risposte rapide ai dubbi più comuni su saldo e acconto delle imposte per la partita IVA.

Cosa sono il saldo e l'acconto delle imposte?
Il saldo è il conguaglio sull'anno chiuso (imposta dovuta meno acconti già versati). L'acconto è un anticipo sull'imposta dell'anno in corso. Nella stessa scadenza paghi entrambi: saldo dell'anno precedente e prima rata di acconto del nuovo.
Quando si pagano saldo e acconto della partita IVA?
Di regola saldo e 1° acconto entro il 30 giugno (o entro il 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%); 2° o unico acconto entro il 30 novembre. Le date possono slittare per festivi o proroghe: verifica sempre il calendario ufficiale dell'anno.
Come si calcola l'acconto delle imposte?
Con il metodo storico (percentuale sull'imposta dell'anno precedente) o con il metodo previsionale (sull'imposta stimata per l'anno in corso). Il previsionale conviene se prevedi un reddito più basso, ma se sottostimi paghi sanzioni e interessi sulla differenza.
Come funzionano saldo e acconto per il forfettario?
Il forfettario paga un'imposta sostitutiva (in genere 15%, ridotta al 5% per le nuove attività secondo i criteri di legge) al posto di IRPEF e addizionali. Saldo e acconto seguono la stessa logica e le stesse scadenze degli altri regimi; i contributi INPS restano gestiti a parte.
I contributi INPS hanno un acconto separato?
Sì. I contributi seguono regole proprie e si versano in F24 insieme alle imposte. La Gestione Separata e la quota eccedente il minimale di artigiani/commercianti vanno a saldo e acconto sul reddito; i contributi fissi (minimali) hanno scadenze trimestrali proprie.
Cosa succede se non verso l'acconto o lo verso in ritardo?
Scattano una sanzione sull'importo non versato più gli interessi. Chi se ne accorge da solo può però sanare con il ravvedimento operoso, che riduce la sanzione in proporzione al ritardo: conviene regolarizzare spontaneamente e il prima possibile.
Posso rateizzare il saldo e il primo acconto?
Sì, saldo e prima rata di acconto si possono rateizzare in più rate mensili con interessi, secondo le regole dell'anno; la seconda rata di novembre di norma non è rateizzabile. La rateazione aiuta i flussi di cassa ma non riduce l'importo dovuto.
Quanto dovrei accantonare da ogni fattura per le tasse?
Non c'è una percentuale universale: dipende da regime, aliquota, contributi e reddito. Una prassi prudente è mettere da parte una quota fissa di ogni incasso (spesso tra il 25% e il 35%) in un conto dedicato, da affinare con il commercialista sui tuoi numeri reali.

Conclusione

Saldo e accontonon sono una trappola, ma un meccanismo a due tempi: chiudi i conti sull'anno passato (saldo) e anticipi quelli del nuovo (acconto), con le scadenze di giugno/luglio e novembre. Tra metodo storico e previsionale, regole del forfettario e contributi INPS separati, la materia è tecnica: le percentuali e le date variano ogni anno, quindi tieni come bussola il calendario ufficiale e il tuo commercialista. Il resto è disciplina: accantona una quota di ogni incasso e l'estate non sarà più una sorpresa.

Il primo passo per stimare bene quanto metterai da parte è avere il fatturato sempre sotto controllo. Con FaiPreventivo crei preventivi e fatture elettroniche in pochi minuti, con totali e storico aggiornati: così, quando arriva il momento di saldo e acconto, sai già su che numeri stai ragionando. E se sei forfettario, parti dal calcolatore per il regime forfettario per farti un'idea del carico fiscale annuale.

FP

Team FaiPreventivo

Aiutiamo freelancer, artigiani e piccole imprese italiane a creare preventivi professionali in pochi minuti. Ogni articolo è scritto da professionisti con esperienza diretta nel mondo della fatturazione e della gestione aziendale.

Pronto a creare il tuo preventivo?

Compila i dati, aggiungi le voci e genera il PDF. Gratis, senza registrazione.

Articoli correlati