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Conservazione Fatture Elettroniche

Indice dei contenuti

La conservazione delle fatture elettroniche è uno degli obblighi che si scoprono spesso troppo tardi: hai emesso e inviato le tue fatture allo SDI, hai i file XML salvati da qualche parte e pensi di essere a posto. Non è così. La legge impone di conservare quei documenti a norma per almeno 10 anni, e salvarli su un disco o nella PEC non basta. In questa guida vediamo perché 10 anni, qual è la differenza tra conservazione sostitutiva e semplice backup, come usare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate, cosa conservare davvero e cosa si rischia a non farlo.

In breve

  • Le fatture elettroniche vanno conservate a norma per almeno 10 anni (art. 2220 c.c.).
  • Il backup non basta: serve la conservazione sostitutiva con firma digitale, marca temporale e indice secondo le regole AgID.
  • L’Agenzia delle Entrate offre un servizio gratuito: si attiva aderendo all’accordo dal portale Fatture e Corrispettivi.
  • Vanno conservati gli XML di fatture emesse e ricevute e le ricevute SDI, non il PDF di cortesia.
  • La responsabilità resta del contribuente anche con un servizio esterno: verifica sempre l’adesione e parla col commercialista.

Obbligo di conservazione: 10 anni, e perché

La fattura elettronica è un documento informatico a tutti gli effetti, e come ogni scrittura contabile va conservata per almeno 10 anni. Il riferimento è l’art. 2220 del Codice civile, che impone di tenere le scritture contabili per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione; lo stesso termine vale ai fini fiscali per i documenti rilevanti. In pratica, una fattura emessa oggi va custodita — in modo recuperabile e leggibile — fino a circa dieci anni dopo la chiusura del relativo periodo d’imposta.

Il motivo è semplice: in caso di controllo o accertamento, l’Amministrazione finanziaria può chiederti di esibire le fatture di anni passati. Se non sei in grado di produrle in forma integra e autentica, rischi che le scritture vengano considerate non regolari. Per i documenti digitali questo si traduce in un obbligo più tecnico rispetto alla vecchia carta: non basta "avere il file", bisogna garantire nel tempo che quel file sia autentico, integro e leggibile. È qui che entra in gioco la conservazione a norma.

Conservazione a norma vs semplice backup: la differenza

È l’equivoco più diffuso. Scaricare i file XML e copiarli su un hard disk, su Google Drive o lasciarli nella casella PEC è un backup: ti protegge da una perdita accidentale, ma non ha valore legale di conservazione. Un file copiato a mano può essere modificato, cancellato o diventare illeggibile, e nessuno può certificare quando e come è stato archiviato.

La conservazione a norma (detta anche conservazione sostitutiva) è invece un processo regolato dalle Linee guida AgID e dalla normativa sul documento informatico. In sintesi prevede di:

  • raccogliere i documenti in pacchetti di archiviazione con i relativi metadati;
  • calcolare e registrare le impronte digitali (hash) dei file, così da rilevare qualunque manomissione successiva;
  • apporre firma digitale e marca temporale (riferimento temporale opponibile a terzi) sull’indice del pacchetto;
  • garantire leggibilità e reperibilità dei documenti per tutto il periodo richiesto.

La differenza, in una frase: il backup ti dice "il file c’è"; la conservazione a norma certifica "questo è esattamente il file originale, non è stato toccato, ed esiste da questa data". Solo la seconda regge a un controllo. Se stai ancora prendendo confidenza con il formato e l’invio, può aiutarti la guida su come fare una fattura elettronica e quella su come inviare la fattura elettronica allo SDI.

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Il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate

La notizia buona è che non sei obbligato a pagare un conservatore privato. L’Agenzia delle Entrate offre un servizio di conservazione a norma gratuito per le fatture elettroniche, integrato nel portale Fatture e Corrispettivi. Una volta attivo, prende in carico automaticamente le fatture transitate dal Sistema di Interscambio e le porta in conservazione secondo le regole tecniche, senza costi e senza software aggiuntivo.

Attivarlo richiede un passaggio una tantum: l’adesione all’accordo di servizio. È un atto del singolo contribuente, da fare per ciascuna partita IVAdall’area riservata, accedendo con SPID, CIE o CNS. Nessuno può aderire al posto tuo: né un software gestionale né, in autonomia, il commercialista senza delega. È un punto importante da ricordare, perché molti danno per scontato che la conservazione "parta da sola" con la fattura elettronica: non è così, l’adesione va fatta esplicitamente.

Attenzione a due aspetti pratici. Primo: il servizio non è retroattivo, vale dalla data di adesione in poi, quindi conviene attivarlo il prima possibile. Secondo: la conservazione AdE copre i documenti elettronici transitati dallo SDI — per documenti gestiti fuori da quel canale potresti aver bisogno di strumenti aggiuntivi. Per la tua situazione specifica, anche qui, il riferimento è il commercialista.

Cosa conservare: emesse, ricevute e ricevute SDI

L’obbligo non riguarda solo le fatture che emetti. Ecco l’elenco completo di ciò che va portato in conservazione:

DocumentoCosa conserviObbligatorio
Fatture emesseFile XML firmato inviato allo SDI
Fatture ricevuteFile XML dei fornitori recapitato dallo SDI
Ricevute SDIConsegna, mancata consegna, scarto, decorrenza terminiConsigliato
Note di credito / debitoFile XML (TD04, TD05) transitati dallo SDI
PDF di cortesiaCopia leggibile per il clienteNo (non ha valore di fattura)

Il punto da fissare è uno: il documento valido è l’XML, non il PDF. Il PDF di cortesia serve a far leggere la fattura al cliente, ma ai fini fiscali e di conservazione fa fede il file XML originale firmato e transitato dallo SDI. Le ricevute del Sistema di Interscambio (consegna, mancata consegna, scarto, decorrenza termini) non sono obbligatorie allo stesso titolo, ma conservarle è una buona pratica: documentano l’esito di ogni invio e ti tornano utili in caso di contestazioni. Per il dettaglio degli stati, vedi la guida sull’invio allo SDI.

Responsabilità e rischi se non conservi

Un concetto da avere chiarissimo: la responsabilità della conservazione resta sempre tua, anche quando ti affidi a un servizio esterno — sia esso l’Agenzia delle Entrate, il software gestionale o un conservatore privato. Affidare l’operatività a un fornitore non trasferisce l’obbligo: se al momento del controllo i documenti non risultano conservati a norma, a risponderne sei tu. Per questo è fondamentale verificare che l’adesione sia attiva e che le fatture siano effettivamente prese in carico.

E se non conservi correttamente? In caso di verifica, documenti non conservati a norma possono essere trattati come scritture non tenute regolarmente. Questo apre la strada a contestazioni e sanzioni amministrative, con possibili riflessi sulla deducibilità dei costi e sulla detrazione dell’IVA relativa ai documenti non opponibili. L’entità delle sanzioni dipende dal caso concreto e dalla normativa vigente: non esiste un numero unico e valido per tutti, e proprio per questo conviene non improvvisare e verificare la tua posizione con il commercialista.

Come funziona la conservazione in pratica

Tradotto in passaggi concreti, mettersi in regola con la conservazione delle fatture elettroniche è più semplice di quanto sembri:

  • 1. Emetti e invii in formato XML. Ogni fattura nasce come file XML conforme FatturaPA e viaggia attraverso il Sistema di Interscambio: è il documento che andrà conservato.
  • 2. Aderisci al servizio gratuito AdE. Una sola volta, per ogni partita IVA, dall’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi con SPID, CIE o CNS. Da quel momento la conservazione delle fatture transitate dallo SDI è automatica.
  • 3. Verifica periodicamente. Controlla che l’adesione sia attiva e che i documenti risultino presi in carico; tieni copia degli XML e delle ricevute SDI anche come backup operativo.
  • 4. Sappi dove sono i tuoi file. Devi poter recuperare ed esibire qualsiasi fattura degli ultimi 10 anni in tempi ragionevoli, anche cambiando software o consulente.

Il lavoro pesante — firma, marca temporale, indice, archiviazione — lo fa il servizio di conservazione. A te resta di emettere documenti corretti, aderire e vigilare. La parte che puoi automatizzare di più è la prima: avere uno strumento che produce subito un XML conforme e tiene ordinati emesse, ricevute e ricevute SDI ti toglie metà dei problemi. Se sei forfettario e vuoi il quadro completo degli obblighi, leggi la guida alla fattura elettronica per forfettari.

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Domande frequenti

Le risposte rapide ai dubbi più comuni sulla conservazione delle fatture elettroniche.

Per quanti anni vanno conservate le fatture elettroniche?
Almeno 10 anni dalla data dell’ultima registrazione, ai sensi dell’art. 2220 del Codice civile. Lo stesso termine vale ai fini fiscali e riguarda sia le fatture emesse sia quelle ricevute.
Il backup delle fatture è sufficiente?
No. Copiare gli XML su disco, cloud o PEC è solo un backup, senza valore legale. La conservazione a norma richiede firma digitale, marca temporale e indice secondo le regole tecniche AgID.
Esiste un servizio di conservazione gratuito?
Sì, quello dell’Agenzia delle Entrate nel portale Fatture e Corrispettivi. Si attiva aderendo all’accordo di servizio dall’area riservata con SPID, CIE o CNS, per ciascuna partita IVA.
Cosa devo conservare oltre alla fattura?
Gli XML delle fatture emesse e ricevute e, come buona prassi, le ricevute SDI (consegna, mancata consegna, scarto, decorrenza termini). Il PDF di cortesia non ha valore di fattura: conta l’XML.
Chi è responsabile della conservazione?
Sempre il contribuente, anche con un servizio esterno. Affidarsi a un fornitore non elimina l’obbligo: va verificato che l’adesione sia attiva e i documenti presi in carico. Per i dettagli, senti il commercialista.
Cosa rischio se non conservo a norma?
Documenti non conservati correttamente possono essere considerati scritture non regolari, con contestazioni e sanzioni amministrative e possibili effetti su deducibilità dei costi e detrazione IVA. L’entità dipende dal caso: valuta con un professionista.
La conservazione gratuita AdE è retroattiva?
No: vale dalla data di adesione in poi. Le fatture transitate prima non vengono recuperate automaticamente, quindi conviene aderire il prima possibile.
Vale anche per i forfettari?
Sì. Con la fattura elettronica obbligatoria anche per i forfettari, l’obbligo di conservazione a norma vale anche per loro, su emesse e ricevute. Il servizio gratuito AdE è disponibile per qualsiasi partita IVA.

Conclusione

La conservazione delle fatture elettroniche non è un dettaglio tecnico da rimandare: è un obbligo decennale che il semplice backup non soddisfa. La buona notizia è che hai a disposizione il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate — basta aderire una volta, per ogni partita IVA, e da lì la conservazione delle fatture transitate dallo SDI diventa automatica. Ricorda che la responsabilità resta tua: conserva XML di emesse, ricevute e ricevute SDI, verifica che l’adesione sia attiva e, per i dubbi sulla tua posizione, confrontati sempre con il commercialista.

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