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Fattura di Acconto e Saldo

Indice dei contenuti

Quando un lavoro è grosso o lungo, è normale chiedere un anticipo prima di iniziare: incassi una parte subito e il resto a fine lavoro. Sul piano fiscale questo si traduce in due documenti, la fattura di acconto e la fattura di saldo. La regola da ricordare è una: ogni somma incassata va fatturata nel momento in cui la ricevi, e nel saldo si scorpora ciò che hai già fatturato per non pagare due volte l'IVA. In questa guida vediamo la differenza tra acconto, caparra e anticipo, quando emettere ciascuna fattura, come gestire IVA e imponibile e un esempio numerico completo con acconto al 30%.

In breve

  • L'acconto è corrispettivo e va sempre fatturato al momento dell'incasso.
  • La caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.), finché è garanzia, è fuori campo IVA: non si fattura.
  • Nel saldo indichi il totale e sottrai l'acconto già fatturato (imponibile e IVA).
  • L'IVA sul saldo si paga solo sulla differenza, perché sull'acconto era già stata versata.
  • Il preventivo o la proforma chiedono l'acconto, ma non sostituiscono la fattura.

Acconto, caparra, anticipo: cosa cambia ai fini della fattura

Le tre parole vengono spesso usate come sinonimi, ma ai fini della fattura non lo sono. La differenza decide se devi emettere subito una fattura oppure no.

  • Acconto (o anticipo): è un pagamento parziale del prezzo. È corrispettivo a tutti gli effetti, quindi va sempre fatturatonel momento in cui lo incassi. "Acconto" e "anticipo" nella pratica commerciale indicano la stessa cosa: una quota del totale pagata in anticipo.
  • Caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.): ha funzione di garanziadell'accordo. Finché resta caparra è fuori campo IVA e non si fattura. Se poi viene imputata a prezzo(cioè scalata dal totale), da quel momento diventa acconto e segue le regole dell'acconto.
  • Caparra penitenziale (art. 1386 c.c.):è il corrispettivo del diritto di recesso. È una somma con natura particolare, in genere fuori campo IVA, distinta dall'acconto.

La conseguenza pratica è semplice: se è acconto, fatturi; se è caparra, no(finché resta caparra). Per evitare contestazioni, scrivi nero su bianco la natura della somma già nel preventivo o nel contratto: "a titolo di acconto sul prezzo" oppure "a titolo di caparra confirmatoria". Una riga chiara qui ti risparmia dubbi al momento di fatturare.

Quando emettere la fattura di acconto

Per i servizi e i professionisti il presupposto dell'IVA è il pagamento: l'operazione si considera effettuata quando incassi il corrispettivo o una sua parte. Tradotto: nel momento in cui ricevi l'acconto, devi emettere la relativa fattura per quella somma. Non aspetti la fine del lavoro.

Sui tempi vale la regola della fattura immediata: hai fino a 12 giornidalla data dell'operazione (qui, dall'incasso dell'acconto) per emettere e trasmettere la fattura elettronica al Sistema di Interscambio. La data documento resta quella dell'effettuazione dell'operazione.

Nella fattura di acconto descrivi chiaramente che si tratta di un anticipo: ad esempio "Acconto 30% su [descrizione del lavoro] come da preventivo n. ... del ...". Indicare il riferimento al preventivo rende tutto tracciabile e aiuta sia te sia il cliente a ricostruire l'operazione quando arriva il saldo. Se non hai ancora chiarito i termini economici, parti da un preventivo ordinato: vedi la guida alla fattura proforma per capire come richiedere l'acconto prima di incassare.

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La fattura di saldo: come scorporare l'acconto già fatturato

A lavoro finito emetti la fattura di saldo. Qui il punto delicato è uno: non devi rifatturare l'intero importo, altrimenti l'acconto risulterebbe tassato due volte. Devi scorporare la quota già fatturata.

Il metodo è lineare. Nella fattura di saldo:

  1. indichi l'importo totale dell'operazione (imponibile complessivo);
  2. sottrai l'imponibile dell'acconto già fatturato, richiamando il numero e la data della fattura di acconto;
  3. calcoli l'IVA solo sulla differenza (imponibile saldo), perché sull'acconto l'IVA è già stata applicata;
  4. arrivi al totale a saldo che il cliente deve pagare.

In formula: imponibile saldo = imponibile totale − imponibile acconto. La somma degli imponibili delle due fatture (acconto + saldo) deve coincidere esattamente con l'imponibile totale dell'operazione. Richiamare in fattura gli estremi dell'acconto ("a deduzione dell'acconto di cui alla fattura n. ... del ...") non è solo ordine formale: rende il documento chiaro a te, al cliente e a un eventuale controllo.

IVA e imponibile su acconto e saldo

L'IVA si applica due volte ma su basi diverse: la prima sull'imponibile dell'acconto, la seconda sull'imponibile residuo del saldo. Sommando le due, paghi l'IVA esattamente sul totale dell'operazione, né più né meno. Nessuna doppia imposizione, a patto che lo scorporo sia fatto bene.

L'aliquota da usare è quella propria della prestazione (22%, 10%, 5% o 4%) e deve essere coerente tra acconto e saldo: la stessa operazione, la stessa aliquota. Se hai dubbi sul calcolo, il nostro calcolatore IVA ti dà imponibile, imposta e totale in pochi secondi; per il lato preventivo c'è la guida al calcolo dell'IVA nel preventivo.

Due casi particolari da tenere a mente:

  • Forfettari:l'IVA non si applica. L'acconto si fattura comunque, senza IVA e con la dicitura del regime; sopra 77,47 € serve la marca da bollo da 2 €. Lo scorporo nel saldo riguarda solo l'imponibile.
  • Ritenuta d'acconto:se sei un professionista soggetto a ritenuta, il cliente sostituto d'imposta la trattiene su ogni fattura. Quindi la ritenuta si applica sia sull'imponibile dell'acconto sia su quello del saldo, ciascuno per la propria quota, senza mai doppiarla. Il calcolatore della ritenuta d'acconto aiuta a stimare il netto.

Esempio numerico completo (acconto 30% + saldo)

Prendiamo un caso concreto in regime ordinario, con IVA al 22%. Un professionista pattuisce un lavoro da 2.000 € di imponibile e chiede un acconto del 30% alla firma, saldo a consegna.

Fattura di acconto (30%)— emessa all'incasso dell'anticipo:

VoceImporto
Imponibile acconto (30% di 2.000 €)600,00 €
IVA 22% sull'acconto132,00 €
Totale fattura di acconto732,00 €

Fattura di saldo— emessa a consegna, scorporando l'acconto già fatturato:

VoceImporto
Imponibile totale operazione2.000,00 €
− Imponibile acconto già fatturato− 600,00 €
= Imponibile a saldo1.400,00 €
IVA 22% sul saldo308,00 €
Totale fattura di saldo1.708,00 €

La verifica. Imponibili: 600 + 1.400 = 2.000 €, esattamente il totale pattuito. IVA: 132 + 308 = 440 €, cioè il 22% di 2.000 €. Incassato complessivo: 732 + 1.708 = 2.440 €. L'acconto non è stato tassato due volte e il cliente ha pagato il prezzo giusto. È proprio questo controllo che FaiPreventivo fa in automaticoquando generi il saldo da una fattura di acconto: deduce l'acconto, ricalcola IVA e totale e non ti lascia sbagliare i conti.

Acconto e proforma: cosa usare prima di incassare

Capita spesso questa confusione: "devo chiedere l'acconto, emetto già la fattura?". La risposta dipende dal momento. Prima di incassare, per chiedere l'anticipo al cliente, puoi usare un preventivo o una fattura proforma: sono documenti non fiscali, non fanno scattare l'IVA e servono solo a comunicare l'importo e gli estremi di pagamento.

Dopo l'incasso, invece, scatta l'obbligo: devi emettere la fattura di acconto vera e propria. La proforma non sostituisce maila fattura, la anticipa soltanto. Lo schema corretto è quindi: proforma per chiedere l'acconto → incasso → fattura di acconto → lavoro → fattura di saldo. Se vuoi capire bene il ruolo della proforma, leggi la guida dedicata alla fattura proforma; per il passaggio alla fattura elettronica vera e propria c'è la guida su come fare la fattura elettronica.

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Domande frequenti

Le risposte rapide ai dubbi più comuni su fattura di acconto e saldo.

Quando va emessa la fattura di acconto?
Al momento dell'incasso dell'acconto: per i servizi e i professionisti l'IVA segue il pagamento. Hai fino a 12 giorni dall'incasso per emettere e trasmettere la fattura elettronica allo SDI.
Acconto e caparra: ai fini della fattura è la stessa cosa?
No. L'acconto è corrispettivo e va fatturato; la caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.) è garanzia e, finché resta tale, è fuori campo IVA e non si fattura. Se la caparra viene imputata a prezzo, da quel momento diventa acconto.
Come si scorpora l'acconto nella fattura di saldo?
Indichi l'imponibile totale, sottrai l'imponibile dell'acconto già fatturato e calcoli l'IVA solo sulla differenza. Richiama in fattura numero e data della fattura di acconto. Imponibile saldo = imponibile totale − imponibile acconto.
Su quale importo si calcola l'IVA dell'acconto?
Sulla quota di corrispettivo incassata, scorporandola dal lordo ricevuto. Esempio: 1.220 € di acconto al 22% = 1.000 € di imponibile + 220 € di IVA. Per i forfettari l'IVA non si applica, ma l'acconto va comunque fatturato senza IVA.
Il forfettario deve emettere la fattura di acconto?
Sì, ma senza IVA e con la dicitura del regime. Sopra 77,47 € serve la marca da bollo da 2 €. Il saldo segue la stessa logica, scorporando l'acconto già fatturato dal totale.
Posso usare una proforma al posto della fattura di acconto?
Solo prima di incassare, per chiedere l'acconto: la proforma è un documento non fiscale e non fa scattare l'IVA. Appena incassi l'acconto devi emettere la fattura di acconto vera e propria: la proforma non la sostituisce.
La ritenuta d'acconto va applicata sull'acconto?
Sì, se sei soggetto a ritenuta: il cliente la trattiene sull'imponibile di ogni fattura, quindi anche su quella di acconto. Sul saldo la ritenuta si calcola solo sull'imponibile residuo, senza mai applicarla due volte sulla stessa somma.
Se l'operazione salta dopo l'acconto, cosa succede alla fattura?
Se l'acconto viene restituito, la fattura di acconto va stornata con una nota di credito, recuperando l'IVA versata. Se invece era una caparra trattenuta a titolo di penale, segue regole proprie e in genere resta fuori campo IVA. Definire la natura della somma fin dal preventivo evita problemi.

Conclusione

La logica di acconto e saldosta in tre passaggi: fatturi l'acconto quando lo incassi, a fine lavoro emetti il saldo scorporando l'acconto già fatturato, e l'IVA la paghi sul totale una volta sola perché è spalmata sulle due fatture. Tieni distinti acconto e caparra fin dal preventivo, usa la proforma solo per chiedere l'anticipo, e ricorda che la somma degli imponibili deve sempre tornare al totale pattuito.

Con FaiPreventivo non devi fare lo scorporo a mano: generi la fattura di acconto dal preventivo, poi crei il saldo che deduce in automatico l'acconto, ricalcola IVA e totale e tiene i conti coerenti. Se devi passare alla fattura elettronica vera e propria, parti da qui per la fattura elettronica conforme FatturaPA, pronta da inviare allo SDI.

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