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Di solito la fattura la emette chi vende. Ma in alcuni casi previsti dalla legge succede il contrario: è chi compra a dover emettere il documento, oppure sei tu a fatturare... a te stesso. Questo documento si chiama autofattura e nella fatturazione elettronica ha una famiglia di codici dedicata: i tipi documento da TD16 a TD28. In questa guida vediamo cos'è l'autofattura, quando serve davvero — reverse charge, acquisti dall'estero, fornitori che non fatturano, autoconsumo — e come orientarsi tra i codici senza panico.
In breve
- Nell'autofattura è il cessionario (chi compra) a emettere il documento al posto del cedente, o il cedente verso se stesso.
- TD16: integrazione per reverse charge interno (es. edilizia, pulizie).
- TD17: servizi acquistati da fornitori esteri (UE ed extra-UE).
- TD18: acquisti intracomunitari di beni; TD19: beni già in Italia da fornitore estero.
- TD20: regolarizzazione quando il fornitore non emette fattura o la emette irregolare.
- TD27: autoconsumo e omaggi senza rivalsa IVA — emittente e destinatario coincidono.
- L'esterometro non esiste più come adempimento separato: oggi si passa dallo SDI con TD17-TD19.
Cos'è l'autofattura elettronica
L'autofattura è un documento fiscale emesso da un soggetto diverso da quello che, nella regola generale, dovrebbe fatturare: nei casi previsti dalla legge è il cessionario o committente (chi acquista il bene o il servizio) a emettere il documento al posto del cedente o prestatore, oppure è lo stesso cedente a emettere il documento verso se stesso, come nell'autoconsumo. In tutti i casi il documento transita dallo SDI come una normale fattura elettronica, con un tipo documento dedicato.
Perché esiste? Per due ragioni principali. La prima è il meccanismo del reverse charge: in certi settori e in tutte le operazioni con fornitori esteri, l'IVA non viene applicata dal venditore ma assolta dal compratore, che deve quindi produrre un documento che la "faccia entrare" nella propria contabilità. La seconda è il controllo: se un fornitore non emette fattura, il compratore ha l'obbligo di regolarizzare l'operazione con un'autofattura, così l'operazione non sfugge al fisco.
Tecnicamente, il file XML dell'autofattura è lo stesso tracciato FatturaPA delle fatture ordinarie — cambiano il TipoDocumento (TD16, TD17, TD18, TD19, TD20, TD27...) e il modo in cui si compilano cedente e cessionario. Se il tracciato XML ti è nuovo, parti dalla guida su come fare una fattura elettronica e torna qui per i casi speciali.
I tipi documento TD16-TD28: la tabella
I codici da TD16 in su coprono integrazioni e autofatture. Questa tabella riassume i casi che incontrerai davvero come freelance, artigiano o microimpresa.
| Codice | Quando si usa | Chi lo emette |
|---|---|---|
| TD16 | Integrazione per reverse charge interno (es. subappalti edili, pulizie, rottami) | Il committente italiano |
| TD17 | Acquisto di servizi dall'estero (UE ed extra-UE) | Il committente italiano |
| TD18 | Acquisti intracomunitari di beni (merce da fornitore UE) | Il cessionario italiano |
| TD19 | Beni già in Italia acquistati da fornitore estero (ex art. 17, c. 2, DPR 633/72) | Il cessionario italiano |
| TD20 | Regolarizzazione: il fornitore non emette fattura o la emette irregolare | Il cessionario, per non essere sanzionato |
| TD27 | Autoconsumo e omaggi senza rivalsa IVA | Il cedente, verso se stesso |
Esistono anche altri codici della famiglia (come il TD21 per l'autofattura da splafonamento degli esportatori abituali, fino al TD28 per particolari acquisti da San Marino): sono casi di nicchia che, se ti riguardano, gestirai con il commercialista. I sei della tabella coprono la quasi totalità delle situazioni reali di una piccola attività.
Il reverse charge spiegato semplice
Il reverse charge(o inversione contabile) sposta l'obbligo di applicare l'IVA dal venditore al compratore. Nella fattura ordinaria chi vende addebita l'IVA e la versa allo Stato; nel reverse charge chi vende emette fattura senza IVA e tocca a chi compra "completare" il documento: calcola l'imposta e la registra sia a debito sia a credito nella propria contabilità IVA.
Questo doppio gioco — stessa imposta a debito e a credito — fa sì che, per chi ha piena detrazione, l'effetto economico sia neutro: non esce un euro di IVA, ma l'operazione è tracciata. Il meccanismo serve a combattere le frodi IVA nei settori più a rischio: in Italia si applica, tra gli altri, a subappalti edili, servizi di pulizia, demolizione e installazione impianti su edifici, cessioni di rottami e ad alcune operazioni del settore energetico ed elettronico.
Nella fatturazione elettronica questa "integrazione" non si fa più a penna sul documento cartaceo: si trasmette allo SDI un documento TD16 che richiama la fattura del fornitore (tramite il blocco DatiFattureCollegate) e riporta imponibile e IVA calcolata. Il file viene recapitato solo a te stesso e confluisce nelle tue bozze dei registri IVA precompilati. Il percorso di invio è lo stesso di ogni fattura: lo trovi spiegato passo passo nella guida su come inviare una fattura elettronica allo SDI.
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Acquisti da fornitori esteri: TD17, TD18 e TD19
Il caso più frequente di autofattura per un freelance o una microimpresa è l'acquisto da un fornitore estero: l'abbonamento a un software americano, la pubblicità su una piattaforma irlandese, la merce comprata da un fornitore tedesco. Il fornitore estero non applica l'IVA italiana, quindi sei tu a doverla assolvere in Italia. Lo strumento è il documento TD17, TD18 o TD19, a seconda di cosa compri:
- TD17 — servizi dall'estero: consulenze, software, pubblicità, hosting. Vale sia per fornitori UE (integrazione) sia extra-UE (autofattura vera e propria).
- TD18 — beni da fornitori UE: acquisti intracomunitari di merce che arriva in Italia da un altro Stato membro.
- TD19 — beni già in Italia da fornitore estero: il caso ex art. 17, comma 2, DPR 633/72, ad esempio merce stoccata in un deposito italiano e venduta da un soggetto non stabilito in Italia.
Fino a qualche anno fa queste operazioni si comunicavano con l'esterometro, un adempimento trimestrale separato. Oggi l'esterometro come invio autonomo non esiste più: la comunicazione delle operazioni transfrontaliere passa direttamente dallo SDI. In pratica, per ogni acquisto estero trasmetti il TD17/TD18/TD19 entro i termini previsti (di regola entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricezione del documento o di effettuazione dell'operazione), e per le venditeverso l'estero emetti la fattura elettronica con codice destinatario XXXXXXX.
Nota per i forfettari: il regime agevolato non ti esonera da questi obblighi. Se compri servizi esteri (anche solo l'abbonamento a un tool online B2B), devi autofatturare e versare l'IVA, che per te diventa un costo perché non puoi detrarla. È uno degli errori più frequenti tra i freelance al primo anno di attività.
TD20: l'autofattura di regolarizzazione
Il TD20 è l'autofattura che emetti quando il tuo fornitore non ti manda la fattura entro i termini previsti, oppure ti manda una fattura irregolare(ad esempio con un imponibile inferiore al reale). La legge non ti permette di far finta di niente: come cessionario hai l'obbligo di regolarizzare l'operazione, trasmettendo allo SDI un TD20 con i dati dell'operazione e versando l'eventuale imposta dovuta.
Se non lo fai, rischi in prima persona: l'omessa regolarizzazione è sanzionatain capo al cessionario, con una sanzione commisurata all'imposta non regolarizzata, nei termini e nelle misure previste dalla normativa sanzionatoria vigente. La logica è chiara: il fisco vuole che ogni operazione emerga, e se il venditore non collabora, la responsabilità di documentare passa al compratore. Nella pratica: aspetta i termini, sollecita il fornitore per iscritto e, se la fattura non arriva, parla con il commercialista e procedi con il TD20 senza rimandare.
TD27: autoconsumo e omaggi
Il TD27 è l'autofattura per l'autoconsumo e per le cessioni gratuite senza rivalsa dell'IVA. È il caso in cui prelevi beni dell'attività per uso personale o familiare (l'artigiano che si tiene un prodotto di magazzino, il commerciante che porta a casa merce del negozio), oppure regali beni la cui cessione resta rilevante ai fini IVA. In queste situazioni non c'è un cliente da fatturare: emittente e destinatario del documento coincidono — fatturi a te stesso.
Il TD27 è anche un buon esempio di quanto l'autofattura sia meno esotica di quanto sembri: basta un omaggio di fine anno con beni della propria attività per doverla emettere. A differenza dei TD16-TD19, qui non c'è alcuna fattura estera o di fornitore da integrare: il documento nasce e muore nell'ambito della tua partita IVA, ma deve comunque transitare dallo SDI. Con FaiPreventivoil TD27 è supportato nativamente: selezioni il tipo documento, il sistema imposta destinatario ed emittente coincidenti e genera l'XML conforme.
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Chi è esonerato dall'autofattura elettronica
Gli esoneri veri sono pochi. Non deviemettere autofatture se non rientri in nessuno dei casi visti sopra: chi compra solo da fornitori italiani che fatturano regolarmente, non opera in settori in reverse charge e non fa autoconsumo, può non incontrare mai un TD16-TD28 in vita sua. Restano poi fuori dal perimetro della fatturazione elettronica i soggetti ancora esonerati dall'obbligo generale — come gli operatori sanitari per le prestazioni verso consumatori finali, per le quali vige il divieto di fatturazione elettronica a tutela dei dati sanitari.
Attenzione invece a un equivoco diffuso: il regime forfettario non è un esonero dall'autofattura. Come visto, il forfettario che acquista servizi esteri o ricade nel reverse charge deve integrare/autofatturare e versare l'IVA. E dal momento in cui l'obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso a tutti i forfettari, anche questi documenti passano dallo SDI come per chiunque altro.
Ultima precisazione utile: l'autofattura è un documento fiscale a tutti gli effetti, non una comunicazione facoltativa. Non va confusa né con la nota di credito (che rettifica una fattura già emessa: ne parliamo nella guida su nota di credito elettronica TD04) né con i documenti non fiscali come il preventivo o la proforma, di cui trovi il confronto in fattura vs preventivo.
Domande frequenti
Le risposte rapide ai dubbi più comuni sull'autofattura elettronica.
Cos'è l'autofattura elettronica?
Cos'è il reverse charge in parole semplici?
Quando si usa il TD17?
Che differenza c'è tra TD18 e TD19?
Quando è obbligatoria l'autofattura TD20?
A cosa serve il TD27?
L'esterometro esiste ancora?
I forfettari devono fare l'autofattura?
Conclusione
L'autofattura elettronica sembra materia da grandi aziende, ma riguarda da vicino anche freelance e microimprese: basta un abbonamento a un software estero (TD17), un acquisto di merce da un fornitore UE (TD18), un fornitore che non fattura (TD20) o un omaggio con beni della propria attività (TD27). La logica di fondo è una sola: quando il venditore non può o non deve applicare l'IVA, tocca a te documentare l'operazione verso lo SDI.
Con FaiPreventivo gestisci la fatturazione elettronica senza pensare all'XML: fatture TD01, note di credito TD04 e autofatture TD27 native, con validazione automatica e invio allo SDI integrato, senza PEC e senza portali esterni. Per i casi più tecnici — reverse charge di settore, regolarizzazioni TD20 — il consiglio resta quello di sempre: una telefonata al commercialista prima di trasmettere.
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