Vai al contenuto principale
Guida
FaiPreventivo9 min di lettura

Accordo di riservatezza (NDA): quando serve davvero a un professionista

Indice dei contenuti

L’accordo di riservatezza è il documento su cui si sbaglia più spesso: c’è chi lo fa firmare per qualunque cosa e chi non lo tira mai fuori. Entrambi gli atteggiamenti costano. Uno rallenta trattative che non ne avevano bisogno, l’altro lascia scoperto proprio il momento in cui hai qualcosa da perdere. Vediamo dove sta la linea.

Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2026. Guida redatta dal team FaiPreventivo a scopo informativo. Le clausole e i modelli citati sono un punto di partenza e non sostituiscono la consulenza di un avvocato: per informazioni di valore rilevante, brevetti o trattative internazionali, fatti assistere da un professionista.

Che cos’è un NDA, e che cosa non è

NDA sta per non-disclosure agreement: in italiano, accordo di riservatezza. È un contratto con cui una parte — o entrambe — si impegna a non divulgare e a non usare per scopi diversi le informazioni ricevute dall’altra.

Quello che un NDA non è: non è un lucchetto. Non impedisce fisicamente a nessuno di parlare, non ti dà un potere di controllo sul computer altrui, e non trasforma in segreto un’informazione che è già pubblica. È uno strumento probatorio e dissuasivo: rende l’obbligo esigibile in modo diretto e — questo è il punto che quasi tutti si perdono — dimostra che tu quell’informazione l’hai trattata come un segreto.

Perché conta davvero: il segreto lo protegge solo chi lo protegge

Qui c’è la ragione più solida, e la meno conosciuta. Il Codice della Proprietà Industriale (D.Lgs 30/2005) protegge le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali soltanto a tre condizioni cumulative, elencate all’art. 98: che siano segrete, che abbiano valore economico in quanto segrete e che siano sottoposte a misure ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.

Il punto in una riga

La terza condizione è quella che si controlla facilmente in giudizio, e l’NDA è la misura più visibile che tu possa esibire. Chi consegna il proprio know-how a voce, senza accordo e senza cautele, si trova a dover spiegare in che modo lo teneva segreto. L’art. 99 vieta poi di rivelare a terzi, acquisire o utilizzare in modo abusivo le informazioni protette dall’art. 98.

Accanto a questa strada ce n’è una seconda: la concorrenza sleale dell’art. 2598 del Codice Civile, che colpisce anche chi si vale di mezzi non conformi ai principi della correttezza professionale. E una terza, che riguarda la fase precedente alla firma: l’art. 1337 c.c. impone alle parti di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative. Sono tutele reali, ma tutte più faticose da far valere di una clausola scritta che dice esattamente che cosa non si poteva fare.

5 casi in cui serve davvero

  • Ti chiedono un preventivo che è già metà del lavoro. Analisi, layout, calcoli, un piano operativo: se per fare il preventivo devi consegnare il metodo, quel metodo va protetto prima di consegnarlo.
  • Il cliente ti apre i suoi dati. Listini, margini, anagrafiche, disegni tecnici, codice sorgente. Qui l’NDA protegge lui — ed è spesso lui a chiedertelo prima di iniziare.
  • Parli con un potenziale socio, investitore o partner. La trattativa può non concludersi: quello che hai raccontato resta comunque nella testa dell’altro.
  • Ti affianchi a un collaboratore esterno o a un fornitore. Chi lavora con te vede i tuoi clienti e i tuoi prezzi. Un NDA firmato all’inizio evita conversazioni imbarazzanti alla fine.
  • Hai qualcosa che potresti brevettare o registrare. Una divulgazione fatta prima del deposito può compromettere la tutela: qui la riservatezza non è prudenza, è una precondizione tecnica.

3 casi in cui è solo teatro

  • L’informazione è già pubblica. Bilanci depositati, listini sul sito, cataloghi, cose che chiunque può trovare. Un NDA su materiale pubblico non aggiunge nulla e indebolisce la tua credibilità sul resto.
  • Arriva dopo la riunione in cui hai già raccontato tutto. Un accordo firmato a cose fatte non copre retroattivamente quello che è già uscito dalla porta, a meno che non lo dica espressamente — e comunque resta difficile provare che cosa era stato detto.
  • Dice “tutto è riservato, per sempre”. Un obbligo generico e senza termine spaventa la controparte, rallenta la firma e in caso di lite ti costringe comunque a dimostrare quale informazione specifica è stata violata.

Fai firmare l’accordo di riservatezza prima della riunione, non dopo: prepari il documento, lo mandi con un link e ricevi la conferma con data e ora.

Crea preventivo gratis

Prova gratuita di 6 giorni — Registrazione gratuita in 30 secondi

Oppure parti dal modello di accordo di riservatezza

Unilaterale o reciproco

AspettoUnilateraleReciproco
Chi si obbligaSolo chi riceve le informazioniEntrambe le parti
Quando usarloUn solo flusso: tu consegni, l’altro riceveTrattative fra pari, partnership, integrazioni tecniche
Come viene accoltoPuò sembrare sbilanciato e allungare la trattativaSi firma più in fretta, perché protegge anche l’altro
Consiglio praticoRiservalo ai casi in cui davvero il flusso è a senso unicoÈ quasi sempre la scelta migliore, anche quando dai più di quanto ricevi

Le 9 clausole che contano

  1. 1
    Che cosa è riservato. Definizione circoscritta, con esempi concreti e, se possibile, l’indicazione che il materiale consegnato è marcato come riservato. Meglio un elenco preciso che una formula onnicomprensiva.
  2. 2
    Che cosa non lo è. Le esclusioni standard: informazioni già pubbliche, già note alla controparte, ricevute legittimamente da terzi, sviluppate in autonomia, o la cui divulgazione sia imposta dalla legge o da un’autorità. Senza esclusioni l’accordo appare irragionevole.
  3. 3
    Lo scopo consentito. Le informazioni possono essere usate solo per valutare quella collaborazione o eseguire quell’incarico. È la clausola che distingue l’uso lecito da quello abusivo.
  4. 4
    Chi altro può vederle. Dipendenti, collaboratori e consulenti che devono conoscerle per lo scopo, vincolati agli stessi obblighi, con responsabilità di chi li coinvolge.
  5. 5
    Durata. Un termine per la fase di scambio e un termine per l’obbligo di riservatezza, che sopravvive alla fine del rapporto. Due-cinque anni sono la fascia che si negozia senza attriti.
  6. 6
    Restituzione o distruzione. Alla fine, che cosa succede ai file e alle copie, entro quanti giorni e con quale conferma scritta.
  7. 7
    Nessuna licenza implicita. Consegnare un documento non significa cedere diritti su ciò che contiene. Va detto, perché in mancanza è una discussione aperta.
  8. 8
    Penale e rimedi. Vedi il paragrafo che segue: è la clausola che trasforma l’accordo da dichiarazione di intenti a strumento.
  9. 9
    Legge applicabile e foro. Banale finché la controparte non è all’estero, decisivo da quel momento in poi.

La penale: utile, ma senza esagerare

Il problema pratico di ogni violazione della riservatezza è sempre lo stesso: quantificare il danno. Come dimostri quanto ti è costato che un concorrente abbia visto il tuo listino? Difficile, spesso impossibile. Ecco perché la clausola penale è la parte più utile di un NDA: ai sensi dell’art. 1382 c.c. la penale è dovuta indipendentemente dalla prova del danno e limita il risarcimento alla prestazione promessa, salvo che sia stata convenuta anche la risarcibilità del danno ulteriore.

Il limite da conoscere

L’art. 1384 c.c. permette al giudice di ridurre equamente la penale se l’obbligazione è stata eseguita in parte o se l’ammontare è manifestamente eccessivo, tenuto conto dell’interesse del creditore all’adempimento. Una cifra proporzionata al valore reale dell’informazione regge; una cifra da manifesto rischia di essere ritagliata proprio quando ti serve.

Ultimo avvertimento su questo capitolo: non usare l’NDA per limitare l’attività della controparte. Vietare a un collaboratore di lavorare per certi clienti non è riservatezza, è un patto di non concorrenza — e per il lavoratore subordinato l’art. 2125 c.c. lo dichiara nullo se manca la forma scritta, se manca un corrispettivo o se non è contenuto entro limiti determinati di oggetto, tempo e luogo, con durata massima di cinque anni per i dirigenti e tre negli altri casi. Mescolare le due cose in un documento solo indebolisce entrambe.

Quando l’NDA non basta

Tre situazioni in cui firmare un accordo di riservatezza e fermarsi lì è un errore.

Se ci sono dati personali. Quando la controparte tratta dati per tuo conto — anagrafiche clienti, contatti, dati di dipendenti — serve anche un accordo sul trattamento ai sensi dell’art. 28 del GDPR (Regolamento UE 2016/679), che definisce finalità, durata, misure di sicurezza, subresponsabili e destino dei dati alla fine del rapporto. L’NDA copre il silenzio, il GDPR copre il trattamento: servono entrambi.

Se l’informazione è brevettabile o registrabile. Un accordo di riservatezza aiuta a non compromettere il requisito di novità, ma il diritto esclusivo nasce dal deposito, non dall’NDA. Parlane con un consulente in proprietà industriale prima di mostrare il progetto in giro.

Se non riesci a provare che cosa hai consegnato. Un NDA impeccabile non serve se non sai dimostrare quale documento hai mandato, quando e a chi. Numerare i documenti, marcarli come riservati, inviarli da un canale che lascia una traccia e conservarne copia vale quanto il testo dell’accordo.

Riservatezza, proposta e contratto sono lo stesso percorso: prepara ogni documento, mandalo con un link e tieni la traccia di quando è stato aperto e confermato.

Crea preventivo gratis

Prova gratuita di 6 giorni — Registrazione gratuita in 30 secondi

Oppure guarda la libreria dei modelli di contratto

Domande frequenti

Che cos’è un NDA e a cosa serve?
NDA sta per non-disclosure agreement, in italiano accordo di riservatezza. È un contratto con cui una o entrambe le parti si impegnano a non divulgare e a non usare per fini diversi da quelli pattuiti le informazioni ricevute dall’altra. Serve a due cose: rendere l’obbligo di silenzio esigibile in modo diretto, e dimostrare che chi possiede l’informazione l’ha effettivamente protetta.
Un NDA è obbligatorio per legge?
No, non esiste alcun obbligo di firmarne uno. È però una delle misure che rendono azionabile la tutela dei segreti commerciali: il Codice della Proprietà Industriale (D.Lgs 30/2005, art. 98) protegge le informazioni aziendali solo se sono segrete, hanno valore economico in quanto segrete e sono sottoposte a misure ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete. Senza misure, la protezione è molto più difficile da far valere.
Un NDA firmato online ha valore?
Un accordo di riservatezza non richiede una forma particolare, quindi può essere concluso anche per via elettronica. Il regolamento eIDAS (UE 910/2014, art. 25) vieta di negare a una firma elettronica gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova per il solo fatto della sua forma elettronica. Attenzione però: una firma elettronica semplice non equivale alla firma autografa. L’art. 20 del CAD (D.Lgs 82/2005) stabilisce che, fuori dai casi di firma digitale, qualificata o avanzata, il valore probatorio del documento informatico è liberamente valutabile in giudizio in base a sicurezza, integrità e immodificabilità.
Quanto deve durare un accordo di riservatezza?
Dipende dalla vita commerciale dell’informazione. Per una trattativa o un progetto una durata di due-cinque anni dalla conclusione del rapporto è ragionevole e negoziabile senza attriti. Per un vero segreto industriale l’obbligo può essere legato alla permanenza del carattere segreto dell’informazione. Un vincolo perpetuo e indeterminato su qualsiasi informazione tende a essere respinto dalla controparte e resta comunque difficile da far valere.
Che differenza c’è tra NDA e patto di non concorrenza?
Sono due cose diverse e vanno tenute separate. L’NDA vieta di divulgare e usare informazioni riservate. Il patto di non concorrenza limita l’attività lavorativa o imprenditoriale della controparte. Per il lavoratore subordinato il patto di non concorrenza è disciplinato dall’art. 2125 c.c.: è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo e se il vincolo non è contenuto entro limiti determinati di oggetto, tempo e luogo, con durata massima di cinque anni per i dirigenti e tre anni negli altri casi. Infilare una limitazione di attività dentro un NDA senza corrispettivo è il modo più rapido per renderla inefficace.
Che succede se la controparte viola l’NDA?
Puoi agire per l’inadempimento contrattuale e, se ricorrono i presupposti, per la violazione dei segreti commerciali (artt. 98-99 D.Lgs 30/2005) o per concorrenza sleale (art. 2598 c.c.). Il nodo pratico è quantificare il danno. Per questo conviene inserire una clausola penale: ai sensi dell’art. 1382 c.c. la penale è dovuta indipendentemente dalla prova del danno e limita il risarcimento alla somma pattuita, salvo che sia stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore.
Posso mettere una penale molto alta per scoraggiare la violazione?
Puoi, ma rischia di ritorcersi contro. L’art. 1384 c.c. consente al giudice di ridurre equamente la penale se l’obbligazione principale è stata eseguita in parte o se l’ammontare è manifestamente eccessivo rispetto all’interesse del creditore all’adempimento. Una penale credibile e proporzionata al valore dell’informazione ha molte più probabilità di reggere di una cifra spaventosa scritta per fare scena.
L’NDA basta se scambio dati personali di clienti?
No. Se l’altra parte tratta dati personali per tuo conto, oltre alla riservatezza serve un accordo sul trattamento dei dati ai sensi dell’art. 28 del GDPR (Regolamento UE 2016/679), che disciplina finalità, durata, misure di sicurezza, subresponsabili e destino dei dati alla fine del rapporto. L’NDA copre il silenzio, non la conformità al GDPR: sono due documenti distinti e servono entrambi.

In sintesi

Un accordo di riservatezza serve quando stai per consegnare qualcosa che ha valore proprio perché non lo sa nessuno, e serve prima di consegnarlo. Definisci con precisione che cosa è riservato, elenca le esclusioni, metti una durata sensata e una penale credibile. Tutto il resto — le formule lunghe, i divieti perpetui, le cifre spaventose — non aggiunge protezione: aggiunge attrito.

Il modello da cui partire è l’ accordo di riservatezza, che sta nella libreria dei modelli di contratto insieme al contratto di prestazione di servizi e alla proposta commerciale. Se il passo successivo è capire quando basta un preventivo e quando serve un contratto vero, la mappa è la guida dal preventivo al contratto.

FP

Team FaiPreventivo

Aiutiamo freelancer, artigiani e piccole imprese italiane a gestire preventivi e fatture elettroniche in pochi minuti. Ogni articolo è scritto da professionisti con esperienza diretta nel mondo della fatturazione e della gestione aziendale.

Pronto a creare il tuo preventivo?

Compila i dati, aggiungi le voci e genera il PDF. Gratis, senza registrazione.

Articoli correlati